L’Alchimista 14: la difficile ri-negoziazione

sciopero generale greciaAll’indomani delle elezioni italiane il quadro di incertezza istituzionale che ne emerge non piace ai mercati e ai partner europei che contano. La difficoltà a formare un governo stabile che converga sulla continuità con le politiche economiche portate a termine fino ad oggi, è vista come segnale di debolezza e inaccettabile battuta d’arresto. Quale che sia il governo che riuscirà a trovare un accordo per governare, dovrà confrontarsi con l’inamovibilità di Berlino e Bruxelles oltre che con alcune scadenze concrete – come la presentazione entro il 30 aprile del Documento di Economia e Finanza, nel quale si chiede al nostro paese di confermare le tendenze economiche messe in atto dal governo Monti.
A dispetto della retorica dell’austerità a tutti i costi, sono in molti tra movimenti e società civile ad aver ben chiaro che è necessaria ed urgente un’inversione di marcia rispetto all’austerità, alla mercificazione e svalutazione del lavoro e alla privatizzazione di beni e servizi pubblici. Il problema che tutto questo abbia trovato poco spazio di rappresentanza è senz’altro centrale: da un lato senza dubbio Grillo ha saputo convogliare su di sè il malcontento, ma il vuoto lasciato a sinistra appare come il dato più schiacciante che emerge dalle urne. In ogni caso, quale che sia il possibile tentativo di formare un governo questo dovrà confrontarsi con dei paletti molto stretti e già segnati. Sembra legittimo domandarsi quali reali possibilità contrattuali possa mettere in campo un qualsivoglia governo di fronte alle pressioni di Troika e mercati. “La nostra urgenza assoluta è rinegoziare le condizioni trattate con Bruxelles” – commenta Giulio Marcon, neoeletto deputato come indipendente nelle fila di SEL – “rinegoziazione che dobbiamo porre come punto all’ordine del giorno dell’agenda internazionale, facendo  blocco con quei paesi che si rendono conto che le politiche portate avanti finora non portano da nessuna parte”.
Su tutto pesa l’elargizione di 100 miliardi di euro dalla BCE al nostro paese nell’ormai lontano agosto del 2011, in contemporanea cioè alla celebre lettera di Trichet e Draghi al governo italiano, nella quale si dettavano le linee e si domandava come ci si intendesse comportare rispetto a determinati temi chiave come la privatizzazione dei servizi idrici “malgrado” (citando il testo della lettera – sic!)  il risultato referendario. Senza che nessuno ne sapesse nulla l’Italia entrava quindi in un percorso assolutamente sovrapponibile a quello che ha visto la Grecia schiacciata dai diktat europei. Di fronte a tutto questo restano seri dubbi sulla capacità contrattuale del nostro paese in materia di rinegoziazione delle condizioni con Bruxelles.
La situazione di incertezza che dall’Italia si ripercuote sull’Europa non dispiace invece necessariamente agli speculatori finanziari che fanno dell’incertezza il proprio brodo di coltura prediletto. “Il rischio non è tanto che gli investitori rifuggano il nostro paese” – commenta Andrea Baranes della Fondazione Culturale Banca Etica – “quanto che ne vengano attratti, scommettendo sull’instabilità e favorendo che questa si autorigeneri”.
Parallelamente continua l’attacco al sindacato in Grecia. Dall’inizio della crisi ad oggi il ruolo del sindacato è stato seriamente messo in discussione, i governi che si sono succeduti alla guida del paese hanno chiuso ogni porta al dialogo sociale e rotto lo schema della concertazione. “Qualcosa di simile sta accadendo in tutta Europa” – commenta Giorgio Cremaschi, portavoce del comitato No Debito e già segretario generale FIOM -“la logica concertativa è stata sbaragliata anche in Italia e il lavoro è sotto durissimo attacco”. Quanto accaduto in Italia con il progressivo depotenziamento della contrattazione collettiva in virtù di quella di secondo livello, in Grecia ha trovato una maggiore strutturazione. “Oggi siamo nella fase di stabilizzazione di queste condizioni di emergenza” – racconta Markos Vogiatzoglou, ricercatore presso l’European University Institute – “con il sindacato sotto duro attacco e l’utilizzo di leggi speciali per limitare e di fatto azzerare il diritto allo sciopero”.

Ospiti della trasmissione:

-Markos Vogiatzoglou, ricercatore presso l’European University Institute
-Giulio Marcon, deputato indipendente nelle liste di SEL
-Andrea Baranes, Fondazione Culturale Banca Etica
-Giorgio Cremaschi, portavoce comitato No Debito

L’Alchimista viene trasmesso da:

Radio Citta Fujiko,  il  lunedì alle ore 13.00
Radio Beckwith, il mercoledì alle ore 10.00 e in replica la domenica alle ore 13,30
Radio Flash, il martedì alle ore 20
Radio Kairos, il mercoledì alle ore 15,30 e in replica il sabato alle ore 20.00
Radio Asterisco, il martedi alle ore 11.00 e alle ore 21.00 e il giovedì alle ore 10.00 e alle ore 16.00

In redazione: 
Ciro Colonna, Andrea Cocco

 

 

 

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