Grecia, la fine del sindacato?

Dall’inizio della crisi economica il mercato del lavoro in Grecia è stato profondamente modificato, decurtando il salario minimo del 25% (del 35% per i minori di 25 anni), restringendo il campo dalla contrattazione collettiva e abolendo l’OMED (organo indipendente con il compito di mediazione tra le parti). “La contrattazione collettiva è stata abolita nella sostanza” – commenta Markos Vogiatzoglou, ricercatore presso l’European University Institute – “cancellando la riproducibilità degli accordi firmati nell’ambito di una singola categoria e incentivando la fuoriuscita dei datori di lavoro dalle associazioni di categoria”.

Le misure in questione sono state intraprese dai governi Papandreou e Papadimos, con la sostanziale incapacità delle organizzazioni sindacali di contrastare l’offensiva. “Il sindacato greco ha risentito in gran parte di una forte burocratizzazione oltre che di una contiguità storica con il PASOK” – sottolinea Vogiatzoglou – “e nonostante abbia proclamato almeno 50 giornate di sciopero generale negli ultimi tre anni, non è stato in grado di incidere”. La porta del dialogo sociale è infatti stata violentemente sbattuta in faccia ai sindacati da parte del governo, che ha imposto le misure di austerità azzerando ogni spazio di dialogo e mediazione.

I lavoratori scesi in sciopero nelle scorse settimane in diversi settori sono stati precettati e duramente attaccati dalla polizia in assetto antisommossa. “Il governo ha fatto ricorso a leggi speciali che esistono dai tempi della dittatura” – specifica Markos Vogiatzoglou – “misure che permettono di obbligare per via giudiziaria le persone a tornare sul posto di lavoro, in base a principi di emergenza, come se ci fosse ad esempio di una guerra in corso”. E’ questa una seconda fase dell’attacco alle rappresentanze sindacali, volto a limitare il diritto allo sciopero, consolidando la situazione d’emergenza determinata dalla crisi in un nuovo status a lungo termine. “Il prossimo stadio sarà arrestare gli eventuali leader sindacali che non si adeguano” – aggiunge Markos Vogiatzoglou – “in una spirale che ricorda molto da vicino quella elaborata da Margaret Thatcher negli anni ’80 in Inghilterra.”

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