Passpartù 19: 24h senza migranti

Quella del primo marzo 2013 sarà la quarta giornata senza migranti. Quest’anno il tema scelto a livello internazionale, per la giornata di sciopero dei lavoratori stranieri, è quello della libertà di circolazione, che in Italia si declina nell’appello diffuso dalla Rete Primo Marzo .  Nel documento si fa riferimento anche all’abrogazione della legge Bossi-Fini, alla chiusura dei C.I.E.,  alla necessità di riconoscere la cittadinanza ai figli dei migranti e di semplificare le procedure per le persone che immaginano il loro futuro in Italia. “Che ci siano persone che possono essere private della libertà dall’oggi al domani senza alcun passaggio giudiziario, mentre per il resto della popolazione la limitazione della libertà personale può arrivare solo dopo una lunga procedura che include ampie garanzie è un abominio” ha detto riferendosi ai C.I.E.  Clelia Bartoli, attivista della rete Primo Marzo e docente di Filosofia del Diritto presso l’ Università di Palermo, “vuol dire che quegli uomini e quelle donne sono considerati meno uomini e meno donne di quanto non lo siano gli altri cittadini“. Quella dei C.I.E. è una delle pagine più odiose delle politiche migratorie italiane ed ormai si moltiplicano le iniziative per chiederne la chiusura. A testimoniare le pessime condizioni di vita nei Centri, oltre a numerosi rapporti di organizzazioni umanitarie, c’è la cronaca che dall’inizio del 2013 ha già potuto registrare numerose rivolte in tutta Italia. Ad aprire le danze è stato il CIE di Gradisca d’Isonzo dove il 2 gennaio metà dei detenuti ha preso parte ad una rivolta e nella confusione sono scappati 7 “ospiti”. Il 30 gennaio è arrivato il turno del Brunelleschi di Torino, dove i migranti si sono ribellati perché esasperati dalla mancanza di riscaldamento e il 12 febbraio nello stesso centro un ragazzo ha bevuto  dello shampoo per cercare poi di scappare  durante le operazioni di soccorso. Il 18 febbraio la rivolta arriva anche nel più grande fra i C.I.E., quello di Ponte Galeria a Roma, e si riaccende anche a Gradisca, dove stavolta sono in 5 a darsi alla fuga. L’ultimo episodio è del 22 febbraio ed è di nuovo a Torino. Oltretutto, nonostante i costi esorbitanti (120 milioni di euro nel triennio tra il 2012 ed il 2014 ),  i centri non riescono neanche ad adempiere alla funzione cui sarebbero destinati:  nel 2012 sono stati 7.944 gli ospiti dei centri, di cui  circa la metà (4.015) è stata effettivamente rimpatriata, un numero pari ad appena l’1,2% del totale stimato dei migranti irregolari in Italia,  quasi trascurabile.

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In redazione: Khaldoun, Marco Stefanelli, Marzia Coronati. Seguici su

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