Primo marzo, un’altra giornata senza di loro

Siamo alla quarta edizione dello sciopero dei migranti, la “giornata senza di noi” nata sulla falsa riga delle proteste dei migranti messicani negli Stati Uniti e giunta in Italia dopo aver riscosso successo in Francia. Una giornata in cui gli stranieri attraverso la loro assenza vogliono rendere palese quanto sia essenziale il loro ruolo nella società e nel sistema produttivo dei paesi in cui vivono. Quelli che hanno un contratto e che quindi possono far valere il loro diritto allo sciopero si astengono dal lavoro; per i lavoratori domestici, quelli in nero ed i “clandestini” questo è più difficile ma molti prendono comunque parte alle tante iniziative e manifestazioni volte a comunicare con la popolazione autoctona ed a rivendicare i loro diritti. Dopo due anni in cui il focus delle giornate del primo marzo era il razzismo di stato nelle leggi e nelle pratiche istituzionali, quest’anno l’attenzione è rivolta alla libera circolazione delle persone. L’ appello della rete Primo Marzo in vista della giornata di quest’anno si articola in cinque punti fondamentali:

  • il diritto alla libera circolazione di tutti e di tutte e il riconoscimento del diritto a poter scegliere il luogo in cui vivere;
  • la chiusura di tutti i CIE e la cancellazione definitiva del reato di clandestinità;
  • una legge sull’asilo politico e la proroga dell’emergenza Nord Africa fino a che tutti i profughi abbiano concluso l’iter per la richiesta d’asilo e monitorando l’attivazione di un serio percorso per l’inserimento sociale;
  • una nuova legislazione in materia di immigrazione che abroghi la Bossi-Fini e i decreti sicurezza, cancellando il contratto di soggiorno e ricono­scendo diritti effettivi e dignità piena ai migranti;
  • la cittadinanza per tutti i figli di migranti nati o cresciuti in Italia. Il diritto di voto amministrativo per gli stranieri residenti.
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