Ri-maflow: la fabbrica riciclata

Dalla produzione di componenti per automobili al riciclo e riutilizzo degli scarti. La storia della Maflow, oggi convertita in Ri-maflow, è un caso esemplare di conversione ecologica. Michele Morini, ex-dipendente della fabbrica e oggi tra gli ideatori del nuovo progetto, racconta ai nostri microfoni questa storia straordinaria.

 

La lotta dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio è iniziata nel 2009, quando la società – un tempo leader mondiale tra i fornitori di condizionatori per veicoli – matura 300 milioni di debiti e viene dichiarata insolvente. In quell’anno 240 persone entrano in cassa integrazione. Tra loro c’è anche Michele Morini. Dopo due anni da cassintegrato, da pochi giorni Michele è anche in mobilità. Infatti la fabbrica milanese, entrata in amministrazione straordinaria, è stata acquistata nel 2010 dall’imprenditore polacco Boryszew. “Gli accordi erano che se il lavoro fosse di nuovo aumentato noi cassintegrati saremmo stati reinseriti” spiega Michele “così noi abbiamo promosso una serie di mobilitazioni di fronte alle sedi dei nostri più grandi committenti, prima tra tutte la BMW, per far sì che tornassero a darci commesse”. Nonostante le lotte dei cassintegrati avessero prodotto ottimi risultati e la BMW fosse tornata a commissionare lavoro alla Maflow, Boryszew ha deciso di non produrre nell’impianto italiano ma in quello polacco e i cassintegrati non sono stati reinseriti.  Finito il periodo di amministrazione straordinaria, a metà dicembre del 2012 la fabbrica chiude. Agli oltre duecento cassintegrati del 2009 se ne aggiungono altri ottanta.

Questa storia ha un lieto fine: oggi un gruppo di ex-dipendenti, composto da oltre quindici persone, ha deciso di ripartire con un nuovo progetto: Ri-maflow. Basato sul riciclo e il riutilizzo di quelli che in passato la fabbrica considerava rifiuti, il nuovo impianto prenderà vita nei capannoni della vecchia impresa. Al nucleo centrale si stanno avvicinando anche studenti, disoccupati e cassintegrati provenienti da altre fabbriche di Trezzano. Oggi queste persone si riuniscono tutti i giorni per capire come andare avanti e a breve si costituiranno in cooperativa. “Chiediamo di poter utilizzare la nostra ex-fabbrica, ormai in decadimento, per portare avanti la nostra idea. Quelli che la Maflow ha sempre considerato rifiuti per noi sono risorse” conclude Michele “per cui vogliamo riciclarli e riconvertirli. La prima commessa che potremmo avere è lo smaltimento dei rottami della fabbrica. Insomma, ci sarebbe subito da lavorare”.

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