Movimenti e Ong si incontrano in Grecia per dire no al debito

L’International Citizen Audit Network (ICAN), ha organizzato dal 15 al 22 febbraio, a Salonicco e Atene, una serie di incontri per discutere della questione del debito, per coordinare a livello continentale le strategie di opposizione alle politiche di privatizzazione e austerità.

“Della rete fanno parte organizzazioni non goverantive che hanno lavorato sulle questioni dei debiti dei paesi del sud del mondo” – spiega Caterina Amicucci di Re:Common, di ritorno dalla Grecia – “ma anche attivisti di base provenienti da esperienze come il 15 M in Spagna o l’occupazione di Piazza Syntagma in Grecia”.

Il lavoro della rete si concentra sulle istanze che emergono con più forza dai comitati dei paesi ospitanti i singoli incontri. “In Grecia è molto sentita la questione del sottrarsi al pagamento del debito” – commenta Amicucci – “e dell’uscita dalla zona Euro”. Elementi in forte contrasto con le agende delle forze politiche istituzionali, concentrate con maggiore o minore energia a cavalcare i memorandum europei. “Il rischio è che vengano venduti tutti gli asset pubblici senza risanare il debito ormai schizzato a 2,7 miliardi di euro” – continua Amicucci – “per poi abbandonare il paese al proprio destino”.

A tal proposito è attivo in Grecia TAIPERD, fondo creato per gestire la vendita degli asset pubblici. “In questo fondo il FMI ha preteso che venisse incluso persino il Partenone” – conclude Amicucci – “con la prospettiva futura di un paese dalla popolazione sempre più impoverita dalla pressione fiscale in continuo aumento, e che rischia di vedersi privato dei propri beni e servizi”.

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