Palestina: niente libertà per Samer Issawi, in sciopero della fame da 213 giorni

samerE’ ad un passo dalla morte, ormai ridotto ad uno scheletro su una sedia a rotelle, Samer al Issawi, il prigioniero palestinese giunto ormai al 213° giorno di sciopero della fame. La sua foto circola in maniera quasi virale sul web, nel rincorrersi di appelli e petizioni sottoscritte da migliaia di persone in tutto il mondo. Sono oltre 5000 i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, Samer è uno dei 4 prigionieri in sciopero della fame, ed il 19 febbraio è stata respinta l’istanza di scarcerazione presentata dai suoi legali. Poche ore dopo l’udienza abbiamo raggiunto telefonicamente Abbas Hamideh, uno dei coordinatori della campagna per la sua liberazione.

Abbas Hamideh: La novità di oggi 19 febbraio è che Samer Al Issawi è stato nuovamente ascoltato dai magistrati israeliani. Quella di oggi era un’udienza d’emergenza a causa delle sue condizioni di salute, ma la corte ha comunque detto no al suo rilascio, che era stato richiesto con una mozione promossa dalla sua famiglia. Chi conosce la situazione dei prigionieri palestinesi sa che queste decisioni sono la norma, non è nulla di nuovo. Samer al Issawi era parte dell’accordo tra Israele e Hamas per lo scambio di prigionieri che ha riportato in libertà il soldato Gilad Shalit. Dopo quell’accordo c’è stata una massiccia campagna per riarrestare i palestinesi usciti dalle carceri, Samer è solo uno dei tanti. Il riarresto di queste persone dimostra la cattiva fede di Israele al momento dell’accordo.

AMISnet: Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla vicenda personale di Samer, quali erano le accuse a suo carico prima dell’accordo per lo scambio di prigionieri, perché era in carcere?

Abbas Hamideh: Nel 2002 l’esercito israeliano, che aveva invaso Ramallah, arrestò molti palestinesi nell’ambito dell’operazione che chiamarono “Operazione scudo di difesa” durante la quale vennero ri-occupate molte città della Cisgiordania. Samer al Issawi, che è originario del villaggio di Isawia, un sobborgo di Gerusalemme est, fu catturato durante quell’operazione con l’accusa di contrabbando d’armi e di aver preso parte ad operazioni militari. Fu quindi condannato a 13 anni di prigione. Prima dell’accordo di scambio dei prigionieri Samer aveva già completato 10 anni di detenzione ed è quindi stato rilasciato 3 anni prima del termine.

Abbas Hamideh: Cosa è successo dopo, con quale motivazione è stato riarrestato?

AMISnet: il 2 luglio 2012 Samer al Issawi è stato riarrestato dalle autorità israeliane vicino alla cittadina di Hizma, un villaggio incluso nei confini del comune di Gerusalemme anche secondo Israele. Nonostante questo, è stato riarrestato perché considerato un “pericolo pubblico”, qualunque cosa voglia dire, e per aver lasciato Gerusalemme, un accusa quantomeno superficiale. Vai a capire per quale “pubblico” fosse una minaccia, per quello israeliano o per quello palestinese, è qualcosa che nessuno sa. Se non fosse così triste ci sarebbe anche da sorridere per il fatto che Israele ha arrestato un uomo con l’accusa di aver lasciato Gerusalemme alla volta di Gerusalemme stessa. Quelle a carico di Samer al Issawi sono un esempio delle accuse pretestuose con cui Israele sta riarrestando i prigionieri rilasciati con l’accordo di scambio di prigionieri dell’ottobre 2011

AMISnet: Recentemente i prigionieri palestinesi hanno riscoperto lo strumento dello sciopero della fame per lottare contro l’occupazione israeliana e verso una detenzione che percepiscono come ingiusta, qual’è l’idea che sta dietro questa strategia?

Abbas Hamideh: Il primo a riscoprire questo strumento è stato Khader Adnan, un ex prigioniero palestinese. Il suo sciopero della fame ha attirato l’attenzione del mondo intero su di lui. Ha usato l’arma di uno stomaco vuoto per imporre all’attenzione del mondo il problema dei prigionieri palestinesi. Molta gente non sa delle sofferenze di questi prigionieri che sono sottoposti a tormenti e torture, sono maltrattati nelle carceri israeliane. Dopo Khader Adnan altri prigionieri politici palestinesi hanno usato i propri stomaci vuoti come armi di resistenza, ad esempio Hana’ Shalabi, Mahmoud Sarsak ed oggi è il turno di Samer Al Issawi che non è l’unico: ci sono anche Aiman Al Sharauna, Tarek Qaddam and Jaafar Ezzeddine, tutti loro stanno lottando usando i loro stomaci vuoti.

AMISnet: Questa forma di lotta sta riscuotendo molta solidarietà a livello internazionale ma anche all’interno delle stesse carceri israeliane dove il 19 febbraio altri 800 prigionieri palestinesi hanno rifiutato il pasto in solidarietà con Samer e gli altri. Secondo lei lo sciopero della fame si sta dimostrando uno strumento efficace?

Abbas Hamideh: Sì, si sta dimostrando molto efficace visto che Khader Adnan ha ottenuto una visibilità a livello mondiale nonostante l’oscuramento dei media main stream. C’è sempre un blackout out dei media sulle iniziative di contrasto dell’occupazione dei palestinesi, ma con l’uso dei social media siamo riusciti ad arrivare al mondo, ogni palestinese è diventato il giornalista di sé stesso. La velocità dei social media è una benedizione per i palestinesi, ogni giorno su Twitter ci sono campagne a sostegno di Samer al Issawi, come ce ne erano per Khader Adnan o per Hana’ Al Shalabi o per il famoso giocatore della nazionale di calcio palestinese Mahmoud Sarsak. Del resto è stato Gandhi il primo a dimostrare l’efficacia dello sciopero della fame come strumento di lotta.

AMISnet: in conclusione, c’è forse un messaggio che vuole lanciare per i nostri ascoltatori italiani?

Abbas Hamideh: Il popolo italiano, al di là del comportamento dei governi, ha sempre dimostrato di essere vicino al popolo palestinese. Oggi vi chiediamo di dimostrarlo ancora una volta, c’è bisogno di più proteste, di più persone che prendano la parola per denunciare quel che avviene. La vita di Samer al Issawi è in bilico, così come quelle di Aiman Al Sharauna, Tarek Qaddam and Jaafar Ezzeddine. Questi 4 prigionieri politici palestinesi hanno bisogno dell’aiuto degli italiani e di tutto il mondo, ogni iniziativa di solidarietà è necessaria e benvenuta.

E gesti di solidarietà concreta arrivano dal nostro paese: dal 17 febbraio è a digiuno anche Rosario Citriniti, mediattivista del Centro di Documentazione ‘Invictapalestina’, accampato di fronte alla chiesa di Pentone, in provincia di Catanzaro, mentre a Roma il 21 febbraio dalle 17 alle 19 davanti alla sede della Croce Rossa si terrà una manifestazione indetta dalla comunità palestinese che ha ricevuto già numerose adesioni da parte di associazioni italiane.

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