Tunisia: contro la stampa torna il metodo Ben Alì

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Sono sempre di più i giornalisti e i blogger che in Tunisia finiscono davanti a un tribunale con l’accusa di diffamazione o di violazione del codice penale. Un trend in pericoloso aumento, denuncia il Centro per la libertà della Stampa in Tunisia (CTLJ), secondo il quale ci troviamo di fronte a una forma di repressione sistematica e organizzata ai danni dei giornalisti. “Non si tratta di casi isolati” sottolinea Ahlem Bousserwel, una dei portavoce del Centro, “i processi ai danni di blogger e giornalisti aumentano di giorno in giorno e le accuse sono sempre le stesse: “diffamazione e falsa informazione”. A destare particolare clamore è stata ultimamente la convocazione davanti a un tribunale di Olfa Rouaih, blogger indipendente e autrice di un’inchiesta che metteva sotto accusa il ministro degli esteri Rafik Abdessalem. Il 31 dicembre il Tribunale di Tunisi ha aperto un fascicolo contro Olfa per violazione del codice penale. A seguito delle proteste l’accusa è stata giudicata infondata ma alla blogger continua ad essere impedito di espatriare. “Un processo per diffamazione o falsa informazione non è altro che una forma di censura” prosegue Ahlem Bousserwel. “..un ritorno al metodo di Ben Alì.  Ai tempi del regime si oscurava internet. Oggi siccome non si riesce ad oscurare internet, si processano i giornalisti”. In aumento, sottolinea il Centro, sono anche le aggressioni e gli attacchi. Lo scorso 14 gennaio 2 volti noti dell’informazione nazionale, Néji Bghouri  e Zied El-Heni, sono stati aggrediti in pieno centro a Tunisi, lungo l’Avenue Bourghiba e minacciati di morte. Secondo il CTLJ solo nel mese di dicembre si sono registrati 24 casi di aggressione ai danni di giornalisti e media attivisti e molti altri non sarebbero stati denunciati.
A confermare il trend negativo è anche Reporters sans Frontières che nell’ultima classifica sulla libertà di stampa al livello mondiale colloca la Tunisia al 138° posto, 4 posti in meno rispetto al 2011.

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