Sistema Cie: un’inutile trovata mediatica

Negli ultimi dodici mesi Medu, associazione Medici per i diritti umani, ha fatto visita a undici Centri di identificazione ed espulsione italiani. I dati emersi fanno emergere la sostanziale inutilità di queste strutture ai fini del contrasto all’immigrazione clandestina e le precarietà di vita dei reclusi. In vista delle elezioni Medu rilancia l’appello: “Si chiudano i Cie”.

Medu riporta che nel 2012 sono stati ottomila i migranti trattenuti in tutti i Centri di identificazione ed espulsione operativi in Italia. Di questi solo la metà sono stati effettivamente rimpatriati, appena il 2,3% in più rispetto al 2010, quando la durata massima del trattenimento era di sei mesi, a fronte dei diciotto di oggi. Estendere la durata del trattenimento aveva lo scopo di migliorare la macchina espulsiva, ma questo di fatto non è avvenuto, spiegano gli operatori di Medu. Il prolungamento del tempo massimo di detenzione nei Cie ha invece drammaticamente peggiorato le condizioni di vita dei migranti all’interno di queste strutture, come concordano i gestori e gli operatori dei centri intervistati da Medu. A confermare questa situazione il dato delle fughe nel 2012: 1.049 i migranti fuggiti, il 33% in più rispetto al 2011.

“La detenzione amministativa come strumento di contrasto all’immigrazione irregolare è inutile e inefficace” spiega Alberto Barbieri “oltre ad essere un buco nero riguardo al rispetto dei diritti fondamentali delle persone”. “Un dato tra tutti: il numero complessivo dei migranti rimpatriati attraverso i Cie nel 2012 risulta essere l’1,2% del totale degli immigrati in condizioni di irregolarità presenti sul territorio italiano”. “Rilanciamo l’appello alla politica a superare il sistema dei Cie e a favorire reali percorsi di integrazione e di inserimento sociael per i migranti”.

Medu in questi giorni ha lanciato anche un altro appello, questa volta per sostenere la causa di un giovane trattenuto da quattordici mesi nel Cie di Gradisca, il ragazzo soffre di una grave forma di depressione e rifiuta cibo e acqua da più di una settimana, ma ancora non è stato rilasciato, nonostante lo stesso ministro Cancellieri a novembre avesse annunciato che il governo avrebbe ridotto a dodici mesi il tempo di trattenimento nelle strutture.

 

 

 

 

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