L’Alchimista 07: Salario minimo europeo?

alchisetteRisalgono al 10 gennaio le dichiarazioni di Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, secondo cui in Europa, stante la crisi e i livelli di disoccupazione giunti ormai alle stelle (11% di media continentale, secondo le ultime statistiche) sarebbe auspicabile l’introduzione di un livello minimo salariale condiviso. In italia politici navigati e schierati a sinistra, alle dichiarazioni di Juncker hanno fatto un po’ di confusione, confondendo salario minimo con reddito di cittadinanza. Ci sono state però anche altre reazioni. Tanto Guglielmo Epifani, candidato con il PD alla camera, che Carlo dell’Aringa, indicato come possibile ministro del lavoro in un ipotetico governo Bersani, hanno espresso contrarietà all’introduzione della misura, dicendo sostanzialmente che in Italia i livelli di retribuzione sono garantiti dalla contrattazione nazionale e collettiva. “Questo forse valeva trenta anni fa”, commenta Andrea Baranes della Fondazione Culturale Banca Etica, “prima che i contratti nazionali fosse soppiantati da una miriade di contratti atipici. La FIAT di Marchionne è l’esempio più evidente che quanto dicono è sbagliato.”

In ogni caso le retribuzioni in europa hanno goduto di una grande discrezionalità su base nazionale, tanto che ad esempio già nel 2010 l’OCSE evidenziava forti disparità a livello continentale, con l’italia che si collocava tra gli ultimi in classifica, con una retribuzione media di poco più di 14.000 euro all’anno (meglio solo di Portogallo, Repubblica Ceca, Turchia, Polonia, Slovacchia, Ungheria). “In questi tre anni”, aggiunge Baranes, “i paesi maggiormente esposti alla crisi hanno dovuto tagliare i costi del lavoro per recuperare competitività sul piano internazionale, a partire dall’impossibilità di svalutare la moneta”.  “In ogni caso”, conclude Baranes, “il fatto che persino Juncker, conservatore di destra, iscritto al Partito Popolare Europeo, si avveda degli squilibri in atto, è davvero un segnale della debolezza dell’Euro, oltre che il segno della paura che le tensioni sociali suscitano nella classe  dirigente europea”.

Diverse notizie giungono dalla Grecia, a partire da una nuova ondata di tassazioni sui redditi delle imprese e sulle abitazioni.A farla da padrona della scena mediatica, nelle scorse settimane, è stata la vicenda legata alla corruzione e all’evasione fiscale. Tutto nasce da una lista di nomi che nel 2010 l’allora ministro delle finanze francese Cristine Lagarde fornì al governo greco. La lista coinvolge personaggi molto in vista del mondo dell’imprenditoria e della politica greca, che avrebbero portato i loro capitali in Svizzera in forma clandestina e illegale. “Tutto questo ha trovato largo spazio nell’arena mediatica”, commenta Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare da Atene,”fino a quando il governo non ha deciso di dare un giro di vite alle realtà antagoniste e alle occupazioni ad Atene”. Dopo lo sgombero di Villa Amalias, storico squat ateniese, le reazioni del movimento non si sono fatte attendere e hanno dato vita  a un’escalation di azioni incendiarie. “Il governo sta alzando la tensione in maniera artificiale, commenta Dean, “per coprire le vicende legate alla lista Lagarde e le nuove misure fiscali varate.” Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio sono stati esplosi dei colpi di Kalashnikov contro la sede del partito della Nea Demokratia. I primi commenti raccolti parlano di allarme terrorismo e invitano tutte le forze politiche ad assumersi le proprie responsabilità di fronte a questo pericolo. “Certo è”, sottolinea Dean, “che la tensione sociale in Grecia sale costantemente da anni e qualsiasi forma di dialogo tra le parti sociali è stata sostanzialmente negata in virtù dei diktat europei, ma questo non interessa i partiti di governo”.

Intanto la situazione nel paese sembra esser giunta a un punto di non ritorno. Alle dichiarazioni del FMI in materia di austerità, il paese – dove a differenza dell’Italia, la notizia è stata diffusa – risponde laconicamente che queste sono dichiarazioni di intenti e che se non cambiano i diktat della troika, la Grecia non può comunque invertire rotta. Insieme alle nuove tasse sulla casa e sui redditi delle imprese, è stato varato l’aumento del costo in bolletta dell’energia elettrica, aumento pari al 9%. “Questo si va a istaurare su una situazione già insostenibile,” commenta ancora Dean, “che vede molte persone riscaldarsi con l’elettricità, data l’impossibilità di acquistare combustibile da riscaldamento, equiparato nei costi a quello per le auto. Molti altri utilizzano invece legna o carbone, creando ovviamente grossi problemi di inquinamento, come già è stato denunciato dai medici di Atene”.

La vicenda del Centro Frantz Fanon di Torino è uno dei tanti casi di tagli alla sanità che si stanno verificando in Italia. Il servizio è rivolto a migranti, rifugiati, richiedenti asilo, vittime di tortura e di tratta, con problemi psicologici. “Oggi la sua esistenza è in pericolo”, commenta Roberto Beneduce, responsabile del centro, “il contratto di locazione stipulato dalla ASL presso un privato e scaduto e se la ASL ha ricollocato altrove gli altri servizi ospitati nello stesso stabile, per noi non ci dovrebbe essere futuro”. I criteri economici sono ancora una volta quelli che guidano le scelte delle istituzioni, ma di razionalità dei tagli non c’è modo di parlare. “il servizio costava alla ASL circa 65.000 euro all’anno,” continua Beneduce, “che equivale al costo medio di un paziente ospitato in comunità terapeutica. Il Centro Fanon segue regolarmente 250 utenti, che ora perderebbero un punto di riferimento fondamentale. Oltre che deleteri i tagli sono dunque irrazionali”.

Come in molte altre situazioni nel paese e non solo, quanti operano nel centro, hanno deciso di non chiudere battenti, ma di cercare un altro luogo dove continuare il servizio in autonomia. “La nostra scelta è di carattere etico”, spiega Beneduce, “ma non vuole essere una scelta sussidiaria nei confronti delle istituzioni che hanno la responsabilità di queste attività e devono assumersele. Al tempo stesso non è possibile per noi interrompere il lavoro iniziato”. Il centro ha diffuso un appello per sostenere il percorso intrapreso e rivendicare lo spazio di esistenza di questa attività. “Non dimentichiamo che queste persone hanno diritto ad assistenza per legge”, conclude Beneduce, “è troppo facile tagliare se si tratta di categorie poco rappresentate, che hanno difficoltà ad organizzarsi e rivendicare diritti”.

Ospiti della trasmissione:

-Margherita Dean, collaboratrice da Atene per Radio Popolare e E il mensile
-Andrea Baranes, Fondazione Culturale Banca Etica
-Roberto Beneduce, responsabile centro Frantz Fanon, Torino

L’Alchimista viene trasmesso da:

-Radio Citta Fujiko,  il  lunedì alle ore 13.00
-Radio Beckwith, il mercoledì alle ore 10.00 e in replica la domenica alle ore 13,30
-Radio Flash, il martedì alle ore 20
-Radio Kairos, il mercoledì alle ore 15,30 e in replica il sabato alle ore 20.00
-Radio Asterisco, il martedi alle ore 11.00 e alle ore 21.00 e il giovedì alle ore 10.00 e alle ore 16.00

In redazione: 
Ciro Colonna

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