Zine El-Abidine d’ Arabia, 2 anni senza Ben Alì

Sono passati due anni da quel 14 gennaio del 2011, quando Zine El-Abidine Ben Alì si dimise dalla presidenza tunisina per scappare con la moglie Laila Trabelsi alla volta dell’ Arabia Saudita, primo dittatore ad essere travolto dalla primavera araba dopo un quarto di secolo di “regno”.  Nel frattempo la Tunisia ha avviato il lento percorso costituente e l’ islam politico, rappresentato dal partito della rinascita “Al Nahda”,  ha conquistato il centro della scena dopo le elezioni del 3 marzo 2011. Dopo la fuga, i tribunali tunisini hanno condannato Ben Alì ad un totale di 90 anni di reclusione in contumacia, mentre sono 35 gli anni inflitti alla moglie, tuttavia l’ex first couple è al sicuro nel rifugio dorato della capitale saudita, mentre sono recentemente stati messi all’asta i loro beni di lusso, dai gioielli alle automobili, che non sono riusciti a mettere al sicuro. Dall’ Italia arriva invece la notizia che la Quarta sezione Penale della Corte di Appello di Roma ha decretato la riconsegna alle autorita’ giudiziarie tunisine dei beni sequestrati all’ex dittatore: si tratta di un’igente somma di denaro depositata presso una banca italiana e di uno yacht.
Per ricordare questo secondo anniversario, noi vi riproponiamo i servizi realizzati dalla nostra agenzia il 14 gennaio 2011 e l’editoriale scritto da Francesco Diasio:

Tunisia: cade il muro anche a Cartagine. Nuova democrazia cercasi.

Finiscono tutti così, quelli che ce la fanno a scappare sulle proprie gambe. Sulla scaletta di un aereo. Addio. La scena di Ben Ali sulla scaletta dell’aereo fa venire in mente Bettino Craxi che se ne va dall’Italia direzione Hammamet, a pochi chilometri da Tunisi. Craxi non era il dittatore Ben Ali, ma da lui si rifugio’. Altra scaletta, altro aereo..stessa fuga. Altri tempi.

Nei primi anni ’80 nella Varsavia del colpo di stato di Jaruzelski, chi ha conosciuto Ben Ali prima che diventasse Presidente, quando era nella sicurezza dell’ambasciata tunisina una sorta di addetto militare, lo descrive come una persona scaltra, intelligente ma anche un po’ rude e maleducata. Eppure ci sono voluti 23 anni, decine di morti (e non solo quelli delle recenti rivolte) e centinaia di arresti politici perche’ finalmente salisse su quella scaletta. Ben Ali era ancora il frutto politico di un mondo bipolare. Ora il muro e’ caduto anche a Tunisi.

Era forte Ben Ali. Così forte, che fino alla fine il populismo dei nostri media mainstream ha presentato la rivolta contro di lui, la sua famiglia e il suo corrotto entourage come la guerra dei poveri, la “guerra del pane”. Elemento reale certamente, ma che vorrebbe cancellare di fronte alla storia la rivolta dei magistrati, degli avvocati, dei giornalisti e di tutta la societa’ civile che da anni cercava qualsiasi modo per opporsi al regime della dittatura “presidenziale”. Le missioni di pressione politica nei confronti dell’Unione Europea e di singoli governi per il rispetto delle liberta’ fondamentali in Tunisia si erano moltiplicate in questi ultimi mesi. Una di queste aveva avuto luogo in Italia, nel novembre 2010, mentre una missione della sotto-commissione dei diritti umani del Parlamento Europeo era in previsione per fine gennaio 2011 proprio a Tunisi. Addio Ben Ali.

In quanti sono in questo momento a fare le valigie a Tunisi, o sono gia’ nell’eterno esilio?

Nei quartieri bassi, i primi son proprio i pesci piccoli, quelli che rischiano le esecuzioni sommarie nel caos e nelle manifestazioni. Alcuni di loro continuano ad agire da provocatori nei “quartiers”. “Un flic par mouche”, uno sbirro ogni mosca. Cosi si diceva in Tunisia per descrivere lo stato di controllo architettato dal “Presidente”. Una categoria di piccoli e medi sgherri, conosciuti nel territorio dove agivano, sergenti nella grande brigata degli informatori della polizia.
Nei quartieri alti, a fare le valigie ci sono sicuramente i dirigenti della potentissima ATCE, l’Agence Tunisienne de Communication Exterieure, piu’ importante del Ministero delle Telecomunicazioni, che gestiva di fatto qualsiasi comunicazione esterna. Internet per esempio. Censurato, oscurato (ne sa qualcosa il nostro sito, che con quello di Lettera22 fu oscurato ai tempi del WSIS, il Summit delle Nazioni Unite sulla Societa’ dell’Informazione che si tenne proprio a Tunisi nel 2005. “Come tenere un summit sull’ambiente all’interno di una centrale nucleare” , commento’ qualcuno a quel tempo) e che ha portato alcuni ragazzi di Zarzis direttamente in cella e condannati a 18 anni (liberati dopo 3 e mezzo), e dunque picchiati e degradati, per aver consultato un sito considerato terrorista.
Perche’ era proprio questa la forza di Ben Ali di fronte ai dirigenti europei. Accreditarsi come il passaggio a livello del terrorismo islamista verso l’Europa. Eppure i dirigenti di alcune organizzazioni per i diritti in Tunisia denunciavano proprio il contrario ed erano stati chiari: se l’Europa e i suoi funzionari girano le spalle alle clausole sul rispetto dei diritti umani in qualsiasi accordo di cooperazione con la Tunisia(“..in questo momento e’ meglio un Ben Ali che qualsiasi altro sconosciuto..” poteva essere la risposta piu’ comune a Bruxelles..), si rischia davvero di offrire terreno ai movimenti piu’ estremisti che condurranno la rivolta nella violenza. Un’agenda di azioni, ma alla fine, il popolo tunisino e’ stato piu’ veloce dell’agenda dell’UE.

Il fallito tentativo di monarchizzazione della repubblica tunisina e’ un monito verso i suoi vicini in Nord Africa, in Magreb e Mashrek. Sicuramente, dal Cairo guarda tutto con molta attenzione il Sig. Mubarak che in Egitto rischia dinamiche simili, con la miccia della questione di Gaza e dei Palestinesi morti alla frontiera per mano egiziana.

Dopo anni di silenzio e di turismo low cost 300 euro per una settimana all inclusive, la Tunisia diventa improvvisamente il possibile laboratorio di una nuova democrazia. Nel 2005, durante il WSIS, la nostra agenzia presento’ una petizione per la liberta’ di espressione firmata anche dal Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi. Una firma in piu’, su una petizione in piu’, su una iniziativa in piu’ e un piccolo pezzo in piu’ di un enorme movimento popolare che fatto decollare definitivamente il Presidente e con lui l’odiata moglie che avrebbe potuto prenderne la successione e tutta la sua piramidale classe clientelare.

Cosa succedera’ ora e’ in parte nelle mani dei nostri amici e colleghi, giornalisti e attivisti che hanno fatto politica attivamente durante tutti questi difficili anni. Forse, e’ anche nelle mani delle cancellerie delle ambasciate straniere, quella italiana, quella francese, spagnola, statunitense. Di sicuro lavorano con affanno alla revisione che una fuga tanto repentina sta imponendo alle loro agende. Tacciano le armi e torni la parola in Tunisia, che’ dopo tante che ne sono state spese all’estero, sarebbe bene fare un’operazione rimpatrio, spegnere gli incendi ad accendere un serio dibattito politico sul futuro del Paese. Addio Ben Ali, buongiorno Tunisi.

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