L’Alchimista 06: austerità, prime ammissioni d’errore

austeritàNelle scorse settimane importanti organismi internazionali, quali l’ONU e il FMI – nel produrre le proprie analisi sulla crisi economica e sulle politiche adottate per fronteggiarla – hanno assunto posizioni in controtendenza con il passato e per certi versi sembrano dar ragione a quanti da anni si oppongono alle politiche di austerità, di tagli alla spesa pubblica e di contrazione salariale.

L’International Labour Office (ILO), agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei temi del lavoro e della giustizia sociale, ha pubblicato il proprio rapporto sullo stato dei salari e della distribuzione del reddito a livello mondiale. I dati e le analisi emerse dal  Global wage report 2012-13 parlano di una forte discrepanza, dall’inizio della crisi ad oggi, tra la produttività e il livello salariale dei lavoratori, con la prima che nonostante tutto ha continuato a crescere e i secondi che sono diminuiti notevolmente, nel loro valore reale se non anche in quello nominale. “Il reddito da lavoro in questi anni è diminuito a favore della rendita del capitale”, commenta Ilaria Lucaroni, ricercatrice presso il cenro studi Phasi dell’Università di Bologna e collaboratrice di Sbilanciamoci.

Nel 2008, l’allora numero uno della Bce, Jean Claude Trichet, invitava i governi nazionali a «evitare» di ancorare i salari all’inflazione per il rischio di «innescare una spirale salari-prezzi con ricadute negative sull’occupazione e sulla competitività». Interessante constatare la differenza che si è prodotta in questi anni tra salari reali e salari nominali, come interessante è che l’inflazione non sia stata determinata dalla crescita dei salari stessi. Lo scenario che fa da sfondo a questi dati – questo viene ancora fuori dal rapporto – è la progressiva diminuzione dei salari a partire dai primi anni ’80, accompagnata dall’aumento dei profitti delle imprese, soprattutto in ambito finanziario. “E’ l’affermazione del modello tedesco”, continua Ilaria Lucaroni, “paese in cui i salari sono diminuiti in termini reali nell’ultimo ventennio, a fronte di un aumento della produttività pari al 22.6%”.

Parallelamente il FMI ha dato alla luce il documento aggiornato che analizza lo stato delle economie mondiali. I dati su cui si basa il documento sono aggiornati ad ottobre 2012 e rivelano verità che in molti gridano da anni. Lo studio, firmato dal capo economista dell’organizzazione, Olivier Blanchard, mette in risalto come le politiche di austerità producano una diminuzione del PIL dei paesi che le adottano, di molto maggiore alla riduzione del debito pubblico che determinano.  “Le politiche di austerità si basano su un assunto”, commenta Andrea Baranes della Fondazione Culturale Banca Etica, “secondo il quale per quanto possano far diminuire il PIL, questa diminuzione è comunque inferiore a quella del debito pubblico. La contrazione dei consumi, unita alla diminuzione della spesa pubblica determinano però un effetto contrario e il rapporto tra debiti pubblici e prodotti interni lordi continua a peggiorare. E’ il caso della Grecia, ma anche dell’Italia e di monti altri paesi”.

La notizia, riportata dal Washington Post non ha praticamente trovato spazio nei media italiani, concentrati invece sulla campagna elettorale interna. Campagna elettorale incentrata proprio sui temi dell’austerità e del rigore economico, con Mario Monti che fa la parte del mattatore accentrando consensi intorno alla propria agenda di tagli. “Il fatto che la cosa in Italia sia stata sostanzialmente messa a tacere è di per sè una notizia”, sottolinea Baranes, “queste politiche oltre a essere dannose per le persone, come costatiamo da anni, sono deleterie dal punto di vista economico. Ora il FMI sembra accorgersene, speriamo accada altrettanto sul fronte europeo e italiano”.

Quando nel 2008 esplose la bolla dei mutui subprime, il sistema bancario statunitense ebbe più di qualche scricchiolio, evitando il peggio grazie a importanti immissioni di capitali da parte dello stato, in barba a qualsivoglia principio liberista. In realtà – e a dirlo è niente meno che Antonio Costa, direttore dell’ UNODC, ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine – ci sarebbe stata almeno un’altra fonte di denaro liquido che avrebbe sostenuto la liquidità degli istituti, evitandone il crack. Sarebbero state le mafie a salvare il sistema bancario dal collasso, pompando (e riciclando) enormi liquidità nei forzieri delle banche. Il meccanismo secondo Costa non si limiterebbe agli stati uniti, ma ci sarebbero indizi secondo cui molti importanti istituti sarebbero sopravvissuti alla crisi grazie ai soldi delle mafie. “Le mafie sono sempre più mascherate da economie legali”, commenta Tonio Dell’Olio, responsabile Area Internazionale di Libera, “e queste dichiarazioni stupiscono per la loro presunta ingenuità”.

Il rischio concreto, oltre al rafforzamento oltre ogni limite di potenze economiche nate dal sopruso e dalla violenza, è che le risorse rastrellate tramite il taglio di servizi essenziali e dei diritti di milioni di cittadini, finiscano nei forzieri di organizzazioni criminali che speculano su territori e ambienti borsistici. “Ciò che manca”, conclude Dell’Olio, “è la volontà politica di attaccare le finanze mafiose, con leggi ad hoc che controllino i flussi bancari e stringano le maglie intorno alle organizzazioni criminali e alle loro economie”.

Ospiti della trasmissione:

-Ilaria Lucaroni, centro studi Phasi – Università di Bologna
-Andrea Baranes, Fondazione Culturale Banca Etica
-Tonio Dell’Olio, responsabile Area Internazionale Libera

L’Alchimista viene trasmesso da:

-Radio Citta Fujiko,  il  lunedì alle ore 13.00
-Radio Beckwith, il mercoledì alle ore 10.00 e in replica la domenica alle ore 13,30
-Radio Flash, il martedì alle ore 20
-Radio Kairos, il mercoledì alle ore 15,30 e in replica il sabato alle ore 20.00
-Radio Asterisco, il martedi alle ore 11.00 e alle ore 21.00 e il giovedì alle ore 10.00 e alle ore 16.00

In redazione: 
Ciro Colonna

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