Cucchi, lo stato prova ad autoassolversi

La mattina del 19 dicembre, nelle aule bunker di S.Basilio, è stata data lettura delle perizie mediche richieste dalla terza corte d’Assise di Roma per stabilire le cause della morte di Stefano Cucchi. Le conclusioni cui sono giunti i sei periti nominati dal tribunale, dopo sette mesi di lavoro parlano di morte per inanizione, vale a dire denutrimento, imputando le intere responsabilità al personale sanitario e scagionando sostanzialmente quello di polizia. “Il primo punto che va smontato”, commenta Vittorio Antonini, responsabile dell’associazione Papillon Rebibbia, “è l’estraneità della polizia penitenziaria alla morte del ragazzo. Il motivo del ricovero d’urgenza al Pertini sta proprio nelle botte che sono state date a Stefano”.

Il lavoro costante delle famiglie delle tante vittime morte sotto custodia delle forze di polizia, ha in questi anni dato vita a un movimento d’opinione che ha scardinato in parte il muro di silenzio su questi argomenti. “Questa perizia costituisce una battuta d’arresto,” continua Antonini, “nel momento in cui pretende di scardinare anche altre verità giudiziarie sul caso Cucchi già acquisite in tre anni di processo. Bisogna lottare contro questo tentativo di imporre una verità di Stato sul caso Cucchi”.

“Lottare per far emergere queste verità non è solo compito delle famiglie, o di associazioni specifiche, o ancora dei movimenti”, conclude Antonini, “ma dovrebbe essere interesse di ogni sincero democratico.”

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