OPG: il sequestro non basta, serve la modifica al codice penale

Sotto sequestro gli Ospedali psichiatrici giudiziari di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina e di Montelupo Fiorentino (FI). A dare il via all’operazione è stata, mercoledì 19 dicembre, la Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, la stessa che nel 2011 aveva presentato il video choc sulle condizioni di vita all’interno degli OPG. “Nonostante i miglioramenti notati”, sottolinea il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione “abbiamo constatato che il diritto alla salute non è assolutamente garantito nei due OPG sottoposti a sequestro”. “Queste strutture” ricorda Marino “rimangono dei carceri-ghetto che non assomigliano in alcun modo a un ospedale”. A seguito del provvedimento 205 persone dovranno essere trasferite entro 30 giorni dall’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto mentre a Montelupo, dove rimarrà aperto un reparto recentemente ristrutturato, gli internati da trasferire sono 15. “Esprimiamo sostegno alla decisione della Commissione parlamentare” commenta Stefano Cecconi portavoce di Stop OPG, una rete di associazioni e realtà che da anni si battono contro queste strutture manicomiali. “Anche se” sottolinea Cecconi “questa non è la soluzione”. Il sequestro, secondo Stop OPG serve ad accendere i riflettori su situazioni particolarmente gravi come quella siciliana e quella di Montelupo Fiorentino, ma non serve a porre fine al degrado e alla violazione dei diritti delle persone. Lo scorso febbraio ad esprimersi contro le gravi condizioni degli Ospedali psichiatrici giudiziari era stato l’intero parlamento con l’approvazione della legge 9 che aveva deciso la chiusura definitiva delle 6 strutture ancora presenti in Italia entro il 31 marzo del 2013. A dieci mesi di distanza ben poco però è stato fatto per applicare la legge. “Rischiamo una proroga della data di chiusura” sottolinea Cecconi “o peggio un pasticcio con una soluzione improvvisata. Le 1500 persone rinchiuse negli OPG non possono essere spostate come pacchi postali. Devono essere assistite e bisogna offrire loro dei percorsi differenziati come previsto dalla legge e sancito dalla Corte Costituzionale”. “La vera operazione di chiusura” conclude Cecconi “si fa con la modifica del codice penale, abrogando l’idea che la follia unita alla pericolosità sociale comporti un percorso parallelo e speciale per i malati di mente come accadeva per i manicomi”

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