Il Pianeta delle Scimmie 27: nuvole nere sulle elezioni

Nell’attuale campagna elettorale ci sono miliardari che tengono per la destra e altri che tifano per la sinistra.  Barack Obama, ad esempio, è riuscito ad ottenere la bellezza di trenta milioni di dollari del magnate di Las Vegas Sheldon Adelson, che in cambio della cospicua donazione, ha chiesto al presidente di continuare a proteggere Israele. L’esibizione di Bruce Springsteen a favore di Obama in Ohio è stata invece completamente gratuita.

La musica ha giocato un ruolo centrale nella campagna elettorale; Obama ad esempio ha incorniciato i momenti che precedono la sua ascesa al podio di oratore con brani di ben 24 artisti differenti, tra cui Aretha Franklyn e Al Green. Ha dovuto invece fare a meno degli amati “Rage Against the Machine” l’aspirante vice presidente Paul Ryan, perché il gruppo aveva espressamente vietato ai repubblicani di servirsi della loro musica a fini elettorali. D’altra parte le campagne presidenziali hanno da secoli puntato sul sostegno del pentagramma: si dice che sia stata la popolare “Hello Dolly”, opportunamente trasformata in “Hello Lyndon”, a portare il presidente Johnson alla Casa Bianca. L’era Reagan ebbe invece inizio con una sfida tra l’allora aspirante presidente e il cantante John Mellenkamp, che rifiutò di associare la sua musica al candidato repubblicano. Per tornare all’oggi: Mitt Romney ha inserito in cima alla sua lista i Beach Boys, gruppo popolare degli anni ’60 e ancora attivo.

Per la pubblicità elettorale, il candidato repubblicano si è invece affidato di nuovo a Clint Eastwood che, con la voce roca dell’ispettore Callaghan, dice “Anche in America è l’intervallo. La gente è senza lavoro e sta male. Ha bisogno di un uomo di cui fidarsi ed il nome di quell’uomo è Mitt Romney”.
Obama dal canto suo sconta il sondaggio Gallup secondo il quale la sua popolarità tra i giovani sarebbe diminuita del 20%, attestandosi comunque al 58%. Il presidente uscente incassa però il sostegno dell’ex segretario di stato e comandante in capo delle forze americane Colin Powell, uomo di destra che si pronuncia per la continuità, e spinge sul voto anticipato per provare a capitalizzare i sondaggi che ancora lo vedono in vantaggio ma incalzato dall’avversario.

Su tutto aleggia l’incertezza legata alla persistente minaccia dell’uragano Sandy, che imperversa sulla costa est del paese e rischia di intralciare le operazioni di voto e di far impennare il dato dell’astensione.


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