Chiudono le biblioteche della Sapienza

Il sistema bibliotecario della Sapienza, il più grande e tra i più antichi e quotati atenei di Europa, è al collasso e rischia di chiudere i battenti. La notizia, benchè incredibile, non è però un fulmine a ciel sereno. “Gli studenti da anni denunciano le carenze che progressivamente il sistema dei servizi e quello bibliotecario va accumulando”, commenta Agostino, studente di Lettere.

La vicenda va letta nel quadro generale di disinvestimento pubblico su università e ricerca. “Le risorse vengono convogliate sulle scuole di eccellenza”, racconta Agostino, “riservate a pochissimi iscritti e dotate di tutti i servizi, creando così un sistema a due velocità e svantaggiando la quasi totalità degli studenti”. Nel caso specifico, i meccanismi che determinano la chiusura delle biblioteche della Sapienza passano per il definanziamento delle borse di collaborazione, vero motore del sistema bibliotecario e sostegno al reddito degli studenti che viene praticamente azzerato. “Le risorse vengono convogliate sulle scuole di eccellenza”, racconta Agostino, “riservate a pochissimi iscritti e dotate di tutti i servizi, creando così un sistema a due velocità e svantaggiando la quasi totalità degli studenti”

“La biblioteca di Antropologia ha cessato il servizio prestiti e si è trasformata in aula studio. Così si apprestano a fare molte altre strutture dell’area umanistica e non”, continua Agostino. Le biblioteche in questione oltre ad ospitare testi rari e di difficile reperimento, sono fondamentali per la consultazione ordinaria nell’ambito dell’attività di studio, ricerca e approfondimento. “Non è ben chiaro come possa funzionare un’università senza un sistema bibliotecario”, conclude Agostino, “questo modifica radicalmente il concetto stesso di università, non più luogo di scambio e costruzione di sapere e pensiero critico, ma realtà irrigimentata e assoggettata alle esigenze di mercato”.

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