Passpartù 02: tifando rivolta

Non si sono fermate lungo le sponde del Mediterraneo le rivolte arabe iniziate dal gennaio 2011 in Tunisia per poi toccare Egitto, Libia, Yemen e Siria, dove è tuttora in corso una guerra civile. La primavera ha attraversato il mare non solo con i barconi di disperati che fuggivano dai disordini, ma anche approdando nei cuori dei ragazzi italiani originari di quei paesi, le cosiddette seconde generazioni. Mentre nelle terre dei loro genitori il vento della rivolta risvegliava gli animi sopiti dei giovani, che sono scesi in piazza con coraggio per ottenere la libertà dall’oppressione pluridecennale dei regimi dittatoriali, oltremare centinaia di migliaia di occhi erano incollati alla televisione ed al computer per vedere cosa stesse succedendo.
Per molti ragazzi di seconda generazione quei paesi erano il teatro delle loro estati fin dall’infanzia, il luogo dove trovare i parenti e le radici che il figlio di un migrante non trova in Italia. Paesi di cui qualche volta gli era capitato di parlare con gli amici, che magari non sapevano neanche dove collocarli sulla cartina. Con l’inizio della primavera araba i giovani di seconda generazione hanno sperimentato un vero e proprio rafforzamento del proprio senso di appartenenza ai  paesi di origine ed una sorta di nazionalismo che li ha fatti sentire responsabili di informare l’opinione pubblica dei loro paesi natali sulle sorti e sulle motivazioni delle proteste, cercando di fare la propria parte anche dall’estero.

Un esempio di tale impegno sono Sara El Debuch, di origine siriana, attivista politica in Italia impegnata a denunciare i crimini del regime di Damasco e Monica Waheb, di origine egiziana, collaboratrice del blog Yallah Italia, in cui ragazzi di seconda generazione raccontano di sé stessi e dei loro paesi di origine, per farli conoscere al mondo senza pregiudizi bensì visti dagli occhi delle nuove generazioni.

Nonostante l’impotenza derivante dal fatto di non poter essere lì a combattere con i propri familiari e amici, le ragazze portano avanti un altro tipo di battaglia, l’unica per loro possibile, ossia quella mediatica, utilizzando i nuovi media come i social network, i blog, i siti web di condivisione di video e notizie, allo scopo di informarsi e di conseguenza informare l’opinione pubblica sulla realtà della primavera araba, anche sfruttando le loro abilità linguistiche per tradurre le notizie provenienti da fonti dirette.
Le ragazze non mancano mai di sottolineare le nobili motivazioni della rivolta e che sin dall’inizio sia nata come una lotta pacifica, seppur in Siria sia sfociata in un vero e proprio massacro. A motivare le seconde generazioni in questa battaglia sono proprio i loro genitori, che per tutta la vita hanno funzionato da collante tra Oriente ed Occidente ma avevano evitato di parlare della politica dei loro paesi d’origine ai propri figli, un argomento considerato pericoloso, dopo i decenni di educazione alla paura inculcate dai regimi che li governano. Oggi l’autocensura che praticavano in molti è finita e durante la primavera araba i migranti di origine araba hanno incoraggiato i loro figli a sentirsi parte di un desiderio comune, universale, da condividere con gli altri giovani arabi, ossia quello di far sentire la propria voce e di urlare: “Perché stare zitti?”.

Sebbene le sorti di Siria ed Egitto siano molto differenti, le paure e le speranze sono state le stesse, paura di perdere e dolore per la perdita dei propri cari, c’è allo stesso tempo speranza in un futuro migliore da regalare ai giovani di domani, in un paese in cui possano essere liberi di agire, di esprimersi, di scegliere i propri leader e di far valere i proprio diritti come avviene in un paese democratico, nonostante il rischio che in una prima fase sia l’ islam politico a farla da padrone, dato che il partito dei Fratelli Musulmani è l’unico ad essere davvero organizzato e gode del credito e della fama di chi è stato perseguitato per decenni dai vari regimi arabi.

All’indomani di questa primavera araba, ancora non si ha ben chiaro in che modo le varie situazioni possano stabilizzarsi, ma una cosa è chiara, i giovani arabi di oggi e di domani, sparsi in tutto il mondo, avranno gli occhi e la bocca ben aperti per poter osservare, pensare, parlare e di conseguenza agire.

Ospiti della puntata:

In redazione: Khaldoun, Laura Lucarelli, Marco Stefanelli . Passpartù è anche su Facebook

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