Arcipelago CIE, la denuncia di MEDU e il caso di Lamezia Terme

Medici per i Diritti Umani (MEDU) da anni svolge attività di monitoraggio dei centri di identificazione ed espulsione disseminati sul territorio italiano. Nel 2012 ha visitato 6 CIE, tracciando un bilancio disastroso.

“Innanzitutto ci siamo resi conto”, commenta Alberto Barbieri, coordinatore generale di MEDU, “che l’obiettivo dichiarato di queste strutture, vale a dire identificare ed espellere i migranti non provvisti di permesso di soggiorno, è stato drammaticamente mancato. Lo scopo per cui queste realtà restano attive sembra essere esclusivamente punitivo nei confronti di persone che non hanno commesso alcun reato”.
Oltre a questo colpisce la descrizione delle condizioni di vita nei centri, che “sono sovraffollati e lesivi della dignità umana. Non sono consentite attività di alcun genere, i migranti rinchiusi non possono neanche possedere un libro o un giornale. Spesso provengono dal carcere (subendo una pena addizionale), la situazione medica è a dir poco precaria e l’indeterminatezza della durata della permanenza nella struttura genera condizioni di forte sofferenza psicologica.”

Uno spiraglio di luce sembra venire da Lamezia Terme, il cui sindaco ha richiesto al ministro dell’interno Cancellieri di trasformare il locale CIE in centro di accoglienza e solidarietà per i migranti. “Una iniziativa che va nella direzione giusta”, conclude Barbieri, “il necessario abbandono del modello in vigore in virtù di un pensiero che realmente favorisca l’integrazione e l’accoglienza nei confronti delle persone migranti. Aspettiamo la risposta del ministro…”

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