ENI, SHELL e l’inquinamento del Delta del Niger

Più volte l’Agenzia AMISnet ha ricevuto e divulgato notizie circa la situazione del Delta del Niger, in relazione all’attività estrattiva di petrolio. Sono molte le compagnie interessate sul territorio e innumerevoli gli sversamenti di greggio che inquinano l’area, rendendo impossibile la vita di contadini e pescatori che da questo ecosistema dipendono. Stando alle dichiarazioni delle compagnie, le perdite dipenderebbero da sabotaggi e furti, altre fonti parlano invece di tubature obsolete e mancata manutenzione. Altro sospetto inquietante che ricade sulle spalle delle compagnie petrolifere, è che le perdite, mai quantificate, possano essere in realtà un comodo escamotage per coprire ammanchi fiscali ed estrarre sottobanco quantità indefinite di greggio.

Uno dei principali attori interessati all’attività estrattiva nella zona del Delta del Niger è l’italiana ENI. Nei giorni scorsi contadini e pescatori dell’area hanno denunciato due nuovi sversamenti. “Le comunità locali e le associazioni ambientaliste come la nigeriana Environmental Rights Action”, racconta Vincenzo Giardina, esperto di Africa per il MISNA, ” accusano Eni e la sua sussidiaria Agip Nigeria di essere tra i principali responsabili del disastro ambientale nell’area, ma anche di non aver mai preso alcuna misura a sostegno delle popolazioni toccate dal fenomeno, popolazioni a tutti gli effetti private dei propri diritti fondamentali.”

Tra le grandi multinazionali interessate alla vicenda spicca il nome di Royal Dutch Shell.  L’11 ottobre un piccolo gruppo di pescatori e contadini ha dato il via in Olanda ad una procedura contro il colosso degli idrocarburi. “L’iniziativa non è isolata”,  commenta ancora Vincenzo Giardina, “nel marzo del 2012 è stata intrapresa una class-action da parte 11.000 pescatori locali, contro Shell. La compagnia non si è difesa sul merito delle accuse sollevate, piuttosto ha provato a mettere in discussione la competenza del tribunale olandese, riversando tutte le responsabilità sulla propria sussidiaria nigeriana.” Secondo le principali associazioni ambientaliste che si interessano alla questione, una condanna di Royal Dutch Shell rappresenterebbe un punto importante nella lotta delle popolazioni del Delta del Niger, aprendo grosse possibilità anche su altre piccole e grandi vertenze.

Per saperne di più ascolta anche l’intervista realizzata da AMISnet a Godwin Uyi Ojo, dell’associazione nigeriana  Environmental Rights Action

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