Benvenuti nella Siria libera

“Wellcame to Free Syria” recita con i consueti errori di inglese che si trovano sui cartelli stradali in Siria,  l’insegna che i ribelli hanno sostituito alla foto di Hafez Al Assad (il padre di Bashar e della dittatura Ba’thista)  sui due valichi di frontiera con la Turchia controllati dai ribelli dell’ Esercito Libero Siriano. Proprio da uno di questi valichi, quello di Kilis, è entrato il giornalista RAI Amedeo Ricucci che da oggi e per 10 giorni curerà “Siria 2.0”. Un diario di guerra su più piattaforme (video, web, radio…) che vuol raccontare la quotidianità della guerra civile siriana con l’ausilio delle nuove tecnologie ed attraverso la testionianza diretta, per sgomberare il campo dai tanti equivoci che circondano la narrazione di questo conflitto. Attraversato il valico di Kilis, su cui si ammassano i profughi siriani in cerca di salvezza in Turchia, Ricucci si è trovato in un area controllata dai ribelli, quindi libera da forze lealiste, che arriva a sfiorare la città di Aleppo spingendosi  in alcuni punti a quasi 50 km dal confine. Qui ha assistito ai bombardamenti dei Mig dell’aviazione siriana che sembrano ignorare gli obiettivi militari per prendere di mira case, scuole ed infrastrutture “i bombardamenti aerei così come quelli dell’artiglieria mirano a terrorizzare la popolazione ed a fargliela pagare cara perchè ha osato ribellarsi ad Assad” ha detto ai nostri microfoni Ricucci.
Intanto non si placano le scaramucce di confine tra Damasco ed Ankara, che vanno avanti ormai da una settimana. L’impressione è che, al di là del casus belli, la Turchia voglia imporre una zona cuscinetto in territorio siriano, da una parte per diminuire la pressione di profughi sui propri confini, dall’altra per sostenere i ribelli dell’ Esercito Libero Siriano che fin dall’inizio della rivolta armata hanno trovato ospitalit ed appoggio in territorio turco.

Per seguire Siria 2.0, il diario di guerra curato da Amedeo Ricucci, vi rimandiamo al sito RAI di La Storia Siamo Noi ed a quello del quotidiano La Repubblica, che da oggi dedicano ampio spazio all’iniziativa, oltre ovviamente a Ferri Vecchi, il blog personale di Ricucci

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