Scampia all’ombra delle TV neomelodiche

E’ del 18 settembre l’ultimo agguato, quello in cui ha perso la vita il ventenne Roberto Ursillo, che segna il nuovo acuirsi  della faida di Scampia, il rione partenopeo tristemente noto per la forte presenza camorristica.  Un nuovo capitolo della faida che secondo alcuni non si è mai completamente placata e riemersa prepotentemente con l’omicidio di Raffaele Abete il 9 settembre e quello di Ursillo, l’ennesimo atto della lotta per il controllo del territorio. Sempre in questi giorni c’è stata una svolta nelle indagini sull’emittenza locale campana, in larga parte controllata proprio dalla criminalità organizzata, che ha portato ad una retata conclusasi con l’arresto di due editori di spicco accusati di evasione fiscale e riciclaggio. Non ne è rimasto sorpreso Antonio de Pascale, autore di “Telecamorra, guerra tra clan per il controllo dell’etere“, un libro-inchiesta che in 240 pagine concentra il lavoro di ricerca sul campo che il giornalista porta avanti dal 2008 e che ha contribuito all’apertura di varie inchieste. Come de Pascale spiega nel suo libro, quello dell’etere è un affare strategico per la camorra, che da una parte ha la possibilità di ripulire capitali di dubbia provenienza investendoli in studi, attrezzature e nell’industria della produzione televisiva e musicale, dall’altra può promuovere la propria sottocultura e distribuire posti di lavoro nell’enorme indotto della propria attività editoriale. A partire dagli anni 90 i clan si sono impossessati dell’etere campano spesso occupando abusivamente le frequenze o ottenendole attraverso estorsioni ed intimidazioni a danno degli editori onesti, anche grazie allassenza di un catasto regionale che certificasse la proprietà delle frequenze. Queste frequenze hanno poi moltiplicato il loro valore economico con il passaggio al digitale terrestre, dato che ora è possibile trasmettere fino ad 8 canali sulla frequenza che prima bastava per una unica emittente. A farla da padrone sugli schermi delle emittenti locali partenopee è sopratutto la musica neomelodica che ha conquistato una grande popolarità parlando della vita quotidiana degli abitanti dei rioni più disagiati di Napoli e quotidianamente sdogana la cultura camorristica con i suoi testi dedicati a latitanti e boss. I clan infatti non solo producono e promuovono l’ascesa dei cantanti neomelodici attraverso le proprie emittenti, ma in alcuni casi arrivano persino a scrivere i testi delle canzoni. I legami tra i cantanti e la criminalità sono tanto espliciti che per poter disegnare la geografia criminale della città gli inquirenti guardano anche ai CD presenti sulle bancarelle dei vari quartieri , dato che ogni clan consente la vendita solo dei CD dei suo protetti sul proprio terrotorio.

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