Campi Nomadi: Diritti rubati, il rapporto dell’associazione 21 luglio

Il Piano Nomadi del Comune di Roma prevede l’attivazione di 8 campi nomadi attrezzati e gestiti da enti in convenzione. “In questi campi – collocati prevalentemente in zone periferiche e marginali – vivono oltre 3000 persone, in condizioni spesso difficili e vessatorie, dei veri e propri spazi di segregazione”, commenta Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio.

E’ stato pubblicato dalla stessa associazione il rapporto sul “campo attrezzato” di via della Cesarina. Il campo, di proprietà di Propaganda Fide, una delle nove congregazioni della Curia Vaticana, è stato affidato in gestione ad un ulteriore soggetto, già arrestato nel 2002 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera. Tra le irregolarità riscontrate e fatte presenti tanto al gestore e all’ente proprietario del campo che alle istituzioni committenti, c’è il pagamento in nero di una cifra mensile da parte di ogni singolo abitante al gestore stesso e le modalità ricattatorie e minatorie con cui viene gestita l’erogazione dell’energia elettrica.

“Queste informazioni non sono nuove alle istituzioni, alle quali avevamo sottoposto gli stessi problemi già il 28 marzo scorso”, aggiunge Carlo Stasolla, “ma questo fa parte del discorso più generale sul grande affare che costituisce la gestione della cosiddetta emergenza rom, che ha visto coinvolti nel tempo soggetti ambigui come Lusi e Piccolo, entrambi inquisiti e arrestati per reati di corruzione e malagestione di fondi”.

In termini più ampi la vicenda del campo di Via della Cesarina richiama l’attenzione alle sollecitazioni sollevate da organizzazioni internazionali quali Amnesty International e dalle istituzioni comunitarie, che hanno più volte spronato il Comune di Roma e il governo nazionale a modificare le proprie politiche in fatto di nomadi. “Ci teniamo a sottolineare”, conclude Stasolla, “che siamo convinti che con la metà della cifra spesa annualmente dal Comune di Roma per mandare avanti questi campi, si potrebbero attivare delle reali politiche di integrazione e dei percorsi alternativi a quelli ghettizzanti e marginalizzanti cui abbiamo sempre assistito”

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