La semina del bullone

Nel 1962 il nucleo originario dell’Unione europea dà vita alla Politica Agricola Comune (PAC), una strategia che nel corso degli anni sarà destinata a cambiare radicalmente il volto dell’agricoltura in Europa. Il suo originario obiettivo era quello di assicurare sufficienti approvvigionamenti per la popolazione europea e di uscire così dal periodo buio del dopo guerra. Raggiunto lo scopo nel giro di pochi anni, le politiche si Bruxelles non si sono però fermate e, guidate dall’ossessione di perdere terreno nell’economia globale, hanno continuato a sostenere le grandi produzioni e l’industrializzazione dei processi produttivi. Dagli anni 70 fino ad arrivare ad oggi gli effetti collaterali di questa strategia non hanno fatto che crescere, contribuendo da un lato alla scomparsa di una miriade di piccole aziende a conduzione familiare e dall’altro alla sovrapproduzione di generi alimentari, che una volta rimasti invenduti vengono distrutti o destinati al mercato internazionale. Nel novembre del 2010 la Commissione europea ha presentato la bozza per una riforma della Pac aprendo per la prima volta uno spiraglio alle proposte dei piccoli produttori. Un ripensamento o una riforma di facciata? le opinioni tra le associazioni di piccoli produttori si dividono. Quello che è sicuro è una volta che entrerà in vigore, nel 2013, la nuova Pac resterà in piedi almeno fino al 2020. Un periodo che sarebbe più che sufficiente a cambiare rotta con importanti conseguenze non solo per i coltivatori europei ma anche per l’agricoltura globale.

Lo speciale è stato realizzato con il sostegno e la partecipazione dell’organizzazione non governativa M.A.I.S. nell’ambito del progetto “Creating Coherence”, promosso insieme alle organizzazioni FairWatch di Genova, Xarxa de Consum Solidari di Barcellona, Both ENDS di Amsterdam, Za Zemiata (For the Earth) di Sofia e Protect the Future di Budapest.

Top