Roma Est: Il treno dei misteri

    A inizi giugno i cittadini del quartiere Quadraro di Roma si sono svegliati con il rumore delle ruspe. Un cantiere su un parco storico del territorio era sorto improvvisamente. Dopo un confronto con gli operai, l’opera in atto inizia a delinearsi: sondaggi archeologici delle Ferrovie dello Stato per verificare la possibilità di un eventale ampliamento dei binari. La cittadinanza reagisce subito con forza: che cosa prevede questo progetto? Quali parti di quartiere saranno distrutte? Quanti treni in più passeranno (con conseguente aumento dell’inquinamento ambientale e acustico)? Ma soprattutto perchè i cittadini non ne sapevano niente?

Nel giro di pochi giorni i territori interessati si organizzano: il 15 giugno in un’assemblea cittadina presso la scuola Moneta si prova a capire cosa comporta ques’ opera sconosciuta e il 19 giugno si invita il Comune a dare conto di quanto sta accadendo, nel corso di un incontro informale presso il parco di via Lucio Mario Perpetuo, dove è sorto il primo cantiere. Risultato: il progetto, ancora nella sua fase preliminare, ancora non è chiaro, sia Rfi che amministrazioni non rispondono in modo esauriente e rilasciano dichiarazioni ambigue, ma da quel poco che ai cittadini viene detto emerge che l’opera prevederà un raddoppiamento dei binari sul tratto Roma-Formia, “finalizzato a fare circolare le merci e snellire il traffico sui binari destinati invece ai pendolari”, come ha dichiarato la portavoce delle Ferrovie dello Stato del Lazio Marina Solazzi. “Quest’opera fa parte di un accordo quadro del 2007 /2011” continua la portavoce “mirato al potenziamento dei binari di una tratta già esistente”. Ma quando le chiediamo di specificare i contorni del progetto (ad esempio da dove a dove) Solazzi non risponde: “abbiamo deciso di mantenere un basso profilo per quanto riguarda le nostre dichiarazioni sull’opera, comunque i lavori sono ancora in alto mare e oggi il Comune li ha anche bloccati”. Già, perchè nell’incontro del 19 giugno il capo del Gabinetto del sindaco Antonio Lucarelli aveva dichiarato che il Comune era sin dall’inizio contrario all’opera e che Rfi aveva iniziato i sondaggi senza coinvolgerlo, Lucarelli aveva anche promesso che dal giorno dopo i cantieri sarebbero stati sopsesi. E così è stato. Le ruspe hanno spento i motori nonostante Rfi ribattesse: “avevamo tutti i nullaosta. Le istituzioni, il Comune, lo sapevano già da tempo, anzi, per sapere esattamente cosa prevede il progetto preliminare dovreste rifarvi proprio a loro”.

Ad oggi dunque i cantieri sono fermi, ma i cittadini continuano a organizzarsi, indagare, promuovere iniziative per capire ancora meglio qual’è il piano di ferrovie e istituzioni. Un comitato, dal nome Comitato 3no, si è costituto con lo scopo di fare informazione e contrastare il progetto e in questi giorni ha iniziato anche una raccolta firme contro la “bretella merci”, un’opera che, ricordano i promotori del comitato, era stata già proposta oltre venti anni fa, ma quella volta era stata esclusa dalla Valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’ambiente e aveva ricevuto il parere contrario del parco dell’Appia Antica. Accanto al lavoro di raccolta firme si sta anche portando avanti un’ indagine per capire ciò che le istituzioni non rendono pubblico: a cosa davvero serve questo progetto? E quali ripercussioni avrà sul patrimonio ambientale, archeologico e sociale del quartiere?

In un incontro avvvenuto il 6 luglio scorso presso il Parco dei ciliegi è intervenuto Carlo Cellamare, professore di urbanistica presso la facoltà di ingegneria de La Sapienza. A lui i cittadini hanno chiesto quale sia a suo parere la finalità dell’opera. “Il disegno strategico delle ferrovie degli ultimi anni consisteva nel portare fuori dalla città le grandi attrezzature che impattono e i treni merci” ha detto Cellamare “il fatto che Rfi decida di potenziare lo spostamento dei treni merci a Casilino mi lascia molto perplesso… perchè investire denaro su un progetto che va contro al piano strategico?”.

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