Natura Spa: l’economia verde secondo le banche

Il vertice di Rio+20 si è chiuso a giugno spalancando le porte al modello di economia verde promosso da società multinazionali e istituzioni finanziarie. Un sistema che mira a dare un valore economico a “beni e servizi offerti dalla natura”, rendendo la biodiversità una merce di scambio. Le parole d’ordine per un’economia verde ma di mercato, sono quelle contenute nella Natural Capital Declaration, testo proposto a Rio dall’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e firmato da circa 40 attori della finanza internazionalle tra cui le italiane Monte dei Paschi di Siena e Unicredit. Una sorta di manuale per le istituzioni internazionali che suggerisce di rendere più appetibili le azioni a favore dell’ambiente quantificando il valore monetario di elementi della biodiversità come foreste e oceani. “Il mondo ha bisogno di un rapido cambiamento verso una forma più sostenibile ma questo non si può fare senza il settore finanziario” ha dichiarato Paul Polman CEO della multinazionale Unilever all’indomani della presentazione della Natural Capital Declaration. Il nuovo vademecum ecologico della finanza è stato però rapidamente bollato da società civile e da buona parte delle associazioni ambientaliste. Si tratta di “una risposta falsa alla crisi ecologica in atto e potenzialmente distruttiva”, come l’ha definita Bank Track, una rete di organizzazioni internazionali che monitora la finanza e i suoi impatti ambientali e sociali. Quello che ci proccupa” spiega Johan Frijns, di Bank Track “è la logica che si sta tentando di far passare ovvero che il valore della natura equivalga ad un valore monetario. Se trasformiamo l’importanza di una foresta in valore monetario il passo successivo sarà la possibilità di vendere, scambiare, commercializzare ….la natura diventa così un ramo di attività aziendale e invece di essere fermato, questo processo di razzia e distruzione viene fomentato perché ogni cosa a quel punto diventa un opportunità di business”.

L’apripista per il modello di green economy che interessa la finanza sono i mercati della CO2 promossi con il Protocollo di Kyoto: un sistema che permette alle industrie di inquinare oltre i limiti stabiliti in cambio di quote acquistate sulle borse della CO2 e che certificano azioni di compensazione ecologica in altre parti del mondo. “Oggi è evidente a tutti che quel sistema ha fallito” spiega Frijns “E’ diventato un diritto ad emettere CO2 in cambio di un prezzo. La stessa logica si vuole estendere alla biodiversità. Si darà il diritto di usare a piacimento la biodiversità a chi è disposto a pagarne il prezzo. Si potrà anche distruggere la biodiversità in cambio di compensazioni finanziarie”
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