Pillole di Zeta 05: nuovo governo, vecchia linea

Il nuovo corso della Grecia – sotto l’egida dei partiti del bipolarismo storico, Nea Dimokratia e Pasok, che hanno formato il nuovo governo con il sostegno della Sinistra Democratica – inizia sotto il segno di una sostanziale immobilità e prostrazione verso la linea imposta dalla Troika. Benchè al primo punto del programma di Nea Dimokratia ci fosse proprio la rinegoziazione delle condizioni dei memorandum con Bruxelles, è fin da principio apparso chiaro che questo non fosse nelle intenzioni e priorità del governo. D’altro canto le autorità europee e la Germania hanno chiarito con determinazione che non esiste alcuna ipotesi praticabile di rinegoziazione di dette condizioni.

Un segnale piuttosto evidente della debolezza della Grecia sul piano internazionale e del disinvestimento e disinteresse del nuovo governo in questo senso è arrivato il 28 giugno, quando al vertice europeo indetto per mettere in campo misure a protezione dei paesi a rischio di default, la Grecia ha inviato il proprio presidente della repubblica, figura poco addentrata nelle questioni economiche e costituzionalmente non investita di alcun potere decisionale. “C’è da dire”, commenta laconicamente Margherita Dean, “che i componenti del nuovo governo hanno subito negli ultimi giorni una serie di infortuni e noie sanitarie, culminate con il ricovero di urgenza del primo ministro Samaras, che ne hanno ridotto la capacità di azione.”

Le intenzioni del governo greco sono state però chiarite da una lettera inviata nei giorni immediatamente successivi alle elezioni dal primo ministro alle autorità continentali, in cui veniva ribadita la assoluta fedeltà del nuovo governo ai diktat europei.

L’ultima tornata elettorale, è già stato sottolineata, ha visto la sostanziale vittoria della paura di uscire definitivamente dal sistema euro e di perdere quel poco che ancora è rimasto nel paese a livello di garanzie e diritti. I greci appaiono annichiliti di fronte a una situazione che è andata progressivamente degenerando nel corso degli ultimi tre anni; l’ineluttabilità del destino di povertà diffusa, privazione di diritti e sofferenza sociale, sembra quasi esser stata assunta dai più.

“Anche dal punto di vista delle proteste e mobilitazioni, che si sono moltiplicate dall’inizio della crisi a oggi,” sottolinea ancora Margherita Dean,  “la sensazione diffusa è che il governo avrà mano libera per qualche mese, almeno fino alla fine dell’estate, il tempo di rendersi conto che con questo nuovo governo niente cambierà, almeno per i greci”.

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