Passpartù 36: La terra è di tutti?

  E’ finita un’altra stagione di Passpartù. Anche quest’anno i nostri microfoni si sono accesi nei luoghi dove i migranti vivono, viaggiano, attraversano. Questa volta non ci sono state primavere arabe, “invasioni e orde” di migranti, Lampedusa non ha raggiunto il collasso e nessun centro di identificazione ed espulsione è esploso. Ma l’Europa, piegata da una violenta crisi dei valori e delle idee, si è aperta in preoccupanti manifestazioni xenofobe e razziste, con il beneplacito delle istituzioni. Lavoratori ridotti in schiavitù, sequestri di persona, aggressioni e omicidi.  La violenza va a braccetto con la paura, e così l’Europa si barrica, e il diritto di libera circolazione delle persone, già zoppicante, oggi rischia di essere schiacciato del tutto. In queste settimane il Consiglio europeo sta discutendo una proposta di riforma del Trattato Schengen, che oltre a ripristinare i controlli alle frontiere interne, prevederebbe anche un maggiore e rafforzato controllo su quelle esterne. In questa ultima puntata di Passpartù indaghiamo sulla possibile riforma del Trattato Schengen, già sperimentata sulla pelle di migliaia di persone tunisine nella primavera del 2011, e poi andiamo a vedere cosa sta accadendo in Grecia, la porta d’Europa per migliaia di migranti e il Paese europeo dove la xenofobia si fa sentire con maggior forza. E mentre il vecchio continente si barrica per paura di essere invaso, sempre più persone scelgono altre mete dove andare, nella speranza di trovare una qualità della vita migliore rispetto a quella che si prospetta in occidente.

“Io sono venuto qui perchè la terra non appartiene a qualcuno, la terra è di tutti e io sono venuto a respirare l’oosigeno della libertà”. Sono le parorle di un ragazzo tunisino, sbarcato in Sicilia lo scorso anno, a seguito della rivolta che ha portato alla caduta della dittatura di Ben Alì. La libertà appena conquistata in Tunisia uin quei giorni è stata interpretata da migliaia di persone come libertà di movimento, ma respirare l’ossigeno della libertà non è stato molto semplice, dal momento che le leggi europee di controllo delle migrazioni non prevedono la libera circolazione. Di questo ne abbiamo parlato con Federica Sossi, autrice di un libro, Spazi in migrazione, che racconta proprio come la rivoluzione tunisina abbia dato il via a un sommovimento dello spazio che ha avuto naturali ripercussioni anche in Europa. In quei giorni di marzo del 2011 si violò il Trattato di Schengen, quel trattato che prevede la libera circolazione all’interno dei confini europei. Chi provava ad andare dall’Italia alla Francia, si trovava di fronte a controlli e blocchi della polizia, un primo esperimento di quella politica che confluirà in una vera e propria proposta di modifica del Trattato, oggi in discussione tra gli Stati membri. Il progetto  vede la Commmissione Europea a guida di nuove procedure per il controllo ai confini, sia interni che esterni.

Il 25 giugno a Patrasso un migrante  è stato aggredito da un gruppo di persone. Erano su delle moto, si sono avvicinati al giovane e lo hanno picchiato selvaggiamente, fino a che il ragazzo non è svenuto. Quando alcuni cittadini lo hanno trovato steso per terra e lo hanno portato in ospedale, il ragazzo era in coma. Questa violenta aggressione è l’ultima di una lunga serie. Dal maggio del 2010, quando un greco è stato ucciso da una persona di origine straniera, ogni giorno si verificano episodi di matrice razzista e xenofoba, una situazione che si è tragicamente aggravata dall’aprile scorso. La crisi economica, l’assenza di una politica di integrazione, la stampa greca che ha legittimato il vocabolario razzista, hanno contribuito a individuare nello straniero il responsabile di tutti i mali.  La maggior parte dei migranti che arriva in Grecia proviene dalla Turchia. Sono afgani, kurdi, pakistani, profughi in fuga da conflitti o situazioni di pericolo, dopo il fisiologico calo invernale, dovuto alle aspre condizioni climatiche che rendono l’attraversamento della frontiera quasi impossibile, anche quest’estate il numero dei migranti che tenta di attraversare quel confine è ripreso ad aumentare, ma tutti sanno cosa li aspetta in Grecia, così se possono percorrere una strada diversa la percorrono, e se hanno la possibilità di tornare a casa, rimpatriano. Oltre ai programmi di accoglienza, sostegno e integrazione, anche il progetto di un muro che doveva sorgere al confine tra la Grecia e la Turchia è stato bloccato. Non ci sono fondi. Così il governo greco ha cercato una soluzione più economica per rendere la frontiera invalicabile: un fossato profondo otto metri e lungo 120 chilometri è stato scavato lungo il fiume della regione Evros, il territorio attraversato da tutti coloro che provano a raggiungere l’Europa a piedi. In questi giorni un video sta girando su internet: un gruppo di nazisti aggredisce un ragazzo migrante sulle scale di una fermata della metropolitana di Atene.  “Gli hai piantato il coltello?” chiede uno dei criminali all’altro “è entrato tutto dentro”. E poi urla, e un respiro affannato. La Grecia, purtroppo, è il laboratorio dove si sperimetano le politiche europee di controllo dei flussi, e quello che accade quotidianamente nelle strade delle città ne è la conseguenza. In questi ultimi mesi l’Oim, Organizzazione internazionale delle migrazioni, ha assistito a un aumento delle domande di chi, volontariamente, ha chiesto sostegno per tornare nel proprio Paese. In particolar modo sono persone provenienti dall’America Latina, che, superata la crisi, tornano nelle loro nazioni in espansione. La storia è fatta a cicli.

Finsice qui Passpartù, un programma che potrebbe essere riproposto all’infinito, perchè le persone si spostano e si sposteranno sempre.

 

Ospiti della puntata: Katerina Tsapopolou, Federica Sossi, Alessandro Fiorini

 

Disegno di Cyop

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