L’Alchimista 34: quale Europa?

La vittoria dei conservatori di Nea Dimokratia alle elezioni greche rincuora i mercati e i leader di mezzo mondo, che si affrettano a rilasciare dichiarazioni entusiaste del fatto che i greci “hanno scelto l’Europa”. Il malcelato sottinteso è che se avesse vinto la coalizione di sinistra Syriza il paese sarebbe necessariamente uscito dall’Euro. “In realtà si tratta di una grossa mistificazione”, commenta Andrea Baranes, “in quanto Syriza non aveva nel proprio programma l’uscita dall’euro, ma piuttosto l’intenzione di rinegoziare condizioni e modalità per rimanere nella moneta unica senza doversi sottoporre alle misure di austerità”.

“Tacciare di antieuropeismo qualsiasi ipotesi che non si presti a seguire acriticamente i memorandum”, continua Baranes, “è un modo tra i tanti per continuare a finanziare le banche con soldi pubblici sottratti a servizi essenziali. Così è accaduto in Grecia, così in tanti altri paesi europei.” Il processo sta subendo tra l’altro un’importante accelerazione. Emblematico il caso della Spagna, paese con un tasso di disoccupazione che sfora il 25% (il 50 se si guarda alle fasce più giovani) che ha appena ricevuto da Bruxelles 100 miliardi di euro per rifinanziare le proprie banche. Naturalmente i cittadini spagnoli, come già quelli greci, ma anche quelli portoghesi, irlandesi e italiani, pagheranno questa iniezione di denaro pubblico nelle casse degli istituti di credito, in termini di servizi, diritti, reddito, stato sociale e previdenziale.

“Non si tratta di capire se restare o meno in Europa,” conclude Baranes, “ma di stabilire quale Europa si voglia costruire.”

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