Elezioni greche: vince la paura

Il 17 giugno di sono tenute le attesissime elezioni greche, consegnando il governo in mano del partito conservatore di centro destra Nea Dimocratia e del Pasok. Le due formazioni, rispettivamente con il 29.66  e il 13% dei consensi, hanno la possibilità di formare un governo di coalizione che prosegua nell’osservanza dei memorandum dettati dalla BCE e dal FMI.

Oltre all’affermazione del centro destra e al sonoro ridimensionamento del Pasok, che paga lo scotto di aver guidato il governo che ha dato il via al percorso di “salvataggio” imposto dalla Troika, i due dati che emergono con forza sono la conferma dell’ingresso in parlamento dei neonazisti di Alba d’Oro e la crescita esponenziale della coalizione di sinistra Syriza. Quest’ultima, benchè non sia stata in grado di ottenere la maggioranza relativa che le avrebbe consentito di provare a formare un governo, registra un’impennata di consensi che la hanno portata dallo già straordinario 16% del 6 maggio al 27 di quest’ultima tornata elettorale.

Il programma proposto da Syriza prevedeva una rinegoziazione del debito e delle misure di austerità con i partner europei. Se per la verità Syriza non  era stata molto chiara rispetto alle forme e modalità con cui questo processo avrebbe dovuto svilupparsi, lo era invece stata rispetto alla propria tensione europeista e alla necessità di rifondare l’Europa su basi differenti, che tenessero conto dei diritti delle persone che la abitano e non solo degli interessi delle banche. C’è invece da sottolineare la campagna denigratoria e di disinformazione che nelle ultime settimane ha dipinto il partito come il partito della dracma, che avrebbe condotto la Grecia fuori dall’Europa. Syriza ha prodotto uno sforzo di comunicazione per chiarire le proprie posizioni, ma non è da escludere che le paure istillate nei greci abbiano giocato un ruolo importante in cabina elettorale. Le reazioni internazionali parlano di un sostanziale sospiro di sollievo dei leader europei, che vedono scongiurata l’ipotesi che venisse messa in discussione l’ineluttabilità del rispetto del debito. Se così non fosse stato avrebbe rappresentato un precedente pericoloso anche per altri paesi coinvolti nel processo, quali la Spagna e la stessa Italia.

Il quadro all’indomani delle elezioni si presenta quanto mai complesso. Se i due partiti del bipolarismo storico hanno i numeri per governare in parlamento, è anche vero che l’opposizione di Syriza ha le potenzialità per essere molto determinata ed efficace. D’altro canto il governo che andrà a insediarsi, benchè eletto, rischia di essere altamente delegittimato e molto poco amato fin dai primi giorni, data la necessità, già indicata dall’Europa, di accelerare su tagli e riduzione di salari e diritti.

In studio Ciro Colonna e Andrea Cocco

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