Passpartù 34: Per non dimenticare

    A sei mesi dalla strage di piazza Dalmazia, quando un fanatico nazifascista trucidò due persone di origine senegalese e ne ferì gravemente altre tre, il lavoro teatrale “Invisibili” ricorda le vittime di quell’aggressione e tutti coloro che quotidianamente sono discriminati perchè “diversi”. In questa puntata di Passpartù ripercorriamo l’atroce vicenda fiorentina per poi volgere lo sguardo a un’altra categoria di invisibili: i migranti scappati dalla Libia in conflitto che oggi ancora attendono nei centri di accoglienza italiani.

“Invisibili” è un monologo sul viaggio dall’Africa in Italia, sulle difficoltà e gli ostacoli della diaspora, sulle diversità culturali e sulla discriminazione. L’idea dello spettacolo, promosso dall’Archivio Memorie Migranti, nasce da una serie di riflessioni dell’attore Mohamed Ba e del regista Dagmawi Yimer, scaturite a seguito della strage di Firenze del 13 dicembre 2011, quando un nazifascista aprì il fuoco in pieno giorno su alcuni cittadini di origine senegalese che lavoravano in piazza Dalmazia. Due di loro, Samb Modou e Diop Mor, persero la vita, altri tre rimasero gravemente feriti. Lo spettacolo è dedicato a loro, come ci ha spiegato l’attore Mohamed Ba. Anche Mohamed è stato vittima di un attacco di matrice razzista: è accaduto a giugno 2009, Mohamed aspettava il tram a una fermata di Milano, quando uno sconosciuto si è avvicinato e gli ha piantato un coltello nel cuore. Ba è rimasto a terra sanguinante per più di un’ora prima che qualcuno lo soccorresse. Tra il pubblico c’erano anche le tre persone sopravvissute all’attentato di Firenze, accompagnati da Pape Diaw, portavoce della comunità senegalese toscana, “purtroppo in Italia le cose finiscono facilmente nel dimenticatoio – ha commentato Pape Diaw ai nostri microfoni “ad oggi le famiglie non hanno ancora ricevuto nessun sostegno economico e, cosa ancora più grave, la politica non ha dato nessuna risposta: non si è aperto nessun dibattito in seno alle istituzioni a seguito di quell’attentato razzista”.

Ci spostiamo un pò più a nord, a Trento. Anche qui ci sono degli invisibili. Sono più di duecento e sono ragazzi fuggiti dalla Libia durante il conflitto. Da più di un anno alloggiano in case di accoglienza, senza la possibilità di potere lavorare e rendersi autonomi, in attesa di una protezione umanitaria che nessuno sa se gli sarà riconosciuta. Nella situazione di questi ragazzi in Italia si trovano altre venticinquemila persone, abbiamo scelto però di dare voce proprio a loro perchè dall’8 maggio hanno deciso di portare avanti una lotta autorganizzata, si sono riuniti insieme ad altri giovani locali e hanno dato vita all’Assemblea dei richiedenti asilo. La scintilla che ha fatto scaturire questa volontà è stato un evento tragico, il tentato suicidio di uno di loro. Da allora si riuniscono periodicamente, per discutere e confrontarsi su cosa fare per uscire da questo status di incertezza. In vista del 20 giugno, giornata modiale del rifugiato, i ragazzi stanno organizzando una manifestazione.
Come i 216 ragazzi a Trento, altre venticinquemila persone vivono all’interno di dormitori in attesa di sapere se riceveranno lo status di rifugiato. Alcuni di loro in questi giorni stanno ricevendo le risposte e purtroppo sono quasi tutte negative; il fatto che queste persone non siano di cittadinanza libica non li fa rientrare nell’identikit del rifugiato, perchè non sono nati in un Paese in conflitto. Ma questi ragazzi in Libia ci vivevano da anni e nei loro Paesi di origine spesso non possono rientrare, per motivi sociali e politici.  Meltingpot da mesi ormai ha avviato una campagna, per fare ottenere loro un permesso di soggiorno. In vista del 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato, Meltingpot invita tutti i firmatari a presentare ordini del giorno e a leggere l’appello di richiesta di un permesso per motivi umanitari  (per scaricare questi documenti clicca qui).

Ospiti della puntata: Mohamed Ba, Pape Diaw, Rolando e Neva Cocchi

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