Troika: Il turno della Spagna

La vicenda di Bankia, terza potenza finanziaria spagnola recentemente balzata all’onore delle cronache, è presto riassunta: dopo aver speculato sulla bolla immobiliare più grande d’Europa (quella spagnola) ha accumulato un debito tale da dover ricorrere agli aiuti pubblici. Il sostegno d’urgenza da parte delle casse statali è giunto tramite l’iniezione di denaro in cambio di azioni. Oggi lo stato spagnolo è azionista di maggioranza di Bankia, il cui debito, accumulato in virtù di operazioni e profitti privati, risulta quindi socializzato a tutti  i 47 milioni di cittadini. Nel frattempo il presidente dell’istituto, Rodrigo Rato, già ministro dell’economia sotto l’ultimo governo Aznar, ha dato le dimissioni, ottenendo dal governo amico del Partido Popular di non dover neanche presentarsi in parlamento per spiegare cosa sia accaduto.

Le autorità internazionali, dal canto loro, hanno espresso viva preoccupazione per la situazione, paventando la necessità di rifinanziare tutte le banche spagnole ad eccezione delle due maggiori,  BBKA e Banco Santander. Dalle riunioni dell’Eurogruppo è emersa la disponibilità a prestare alla Spagna ben 100 miliardi di euro. Naturalmente le condizioni, contrariamente a quanto annunciato dal governo spagnolo in patria, saranno molto serie, a partire dall’arrivo o a Madrid di inviati della troika con il preciso compito di vigilare sull’operato del governo.

“Il timore è che si stia passando a una fase due dell’esproprio capitalista neoliberale in Europa”, commenta Ignacio Martìn ai nostri microfoni, e aggiunge: “Dopo l’esperimento greco aprire il fronte spagnolo significa spostare il focus su economie di maggior scala, quali nell’immediato futuro potranno essere l’Italia, ma anche la Francia.”

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