L’Alchimista 33: dalla Grecia alla Spagna, altro giro altra corsa

La recente richiesta di aiuto al governo da parte del gruppo bancario Bankia, il terzo di Spagna, ha fatto scattare il campanello d’allarme alle istituzioni internazionali che si sono domandate se la Spagna sarebbe in grado di rifinanziare l’intero sistema bancario interno, se ce ne fosse bisogno. L’Eurogruppo ha quindi promesso l’elargizione di ben 100 miliardi di euro per rifinanziare le banche spagnole.

La situazione ricorda per un verso quella greca di qualche anno fa, con il paese che rischia di essere sostanzialmente commissariato rispetto alle scelte di politica economica. D’altro canto i tagli allo stato sociale e le restrizioni dei diritti dei lavoratori, misure che sempre accompagnano le immissioni di denaro da parte delle istituzioni comunitarie, già avevano preso il via con il governo Zapatero e trovato continuità con il suo successore Rajoi, benchè i due appartengano a schieramenti opposti. Quel che si prospetta oggi per la Spagna, come già accaduto drammaticamente in Grecia senza che Atene sia riuscita neanche parzialmente a risanare i propri conti, è un attacco violento alle misure di welfare e il saccheggio di risorse da parte della finanza.

Viene da domandarsi come mai a fronte di un esperimento fallito come quello greco si prosegua a battere lo stesso sentiero e regalare fiumi di denaro pubblico alle banche private. Andrea Baranes sottolinea che nel caso della Spagna “la crisi bancaria è estremamente legata, più che in altri paesi europei, alla bolla immobiliare, di cui le banche sono state attori determinanti e della quale hanno a lungo goduto frutti astronomici”. “Non è chiaro” conclude laconicamente Baranes, “come mai quando le cose vanno bene le banche incassano profitti stratosferici e quando le cose si mettono male è il settore pubblico a dover rimediare, stroncando sanità stato sociale, misure di assistenza, diritti”.

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