Passpartù 33: Messico violento

Ogni giorno a Oaxaca, in Messico, arrivano treni merci carichi di migliaia di persone. Uomini, donne e bambini viaggiano nascosti sui tetti dei vagoni o aggrappati ai lati dei convogli, per tratte che durano a volte più di quattordici ore. Provengono da Guatemala, Honduras, Salvador. La loro meta: gli Stati Uniti. Molti di loro non arriveranno mai a destinazione, uccisi dai trafficanti di uomini o vittime di imboscate e incidenti lungo il percorso. Questa settimana  abbiamo invitato negli studi di Passpartù padre Alejandro Solalinde, attivista e volontario da anni impegnato nella difesa dei diritti dei migranti che passano per il Messico.

Padre Alejandro vive a Oaxaca, nel sud del Messico, e lavora come volontario all’interno di un “albergue”, una casa di accoglienza per migranti che esiste solamente grazie al lavoro di decine di volontarie e volontari. Nonostante il territorio messicano sia attraversato ogni giorno da decine di migliaia di migranti, il governo non ha mai predisposto un sistema per la loro accoglienza, anzi,  i funzionari di stato operano affianco alla criminialità organizzata, attuando sequestri, rapimenti, abusi sulle persone che migrano.
Dal 2010 la Commissione Interamericana per i Diritti umani ha obbligato il governo messicano a garantire protezione e sicurezza a padre Alejandro,  nonostante questa raccomandazione, l’attivista continua a subire minacce ogni giorno, sia dai narcotrafficanti che dai funzionari dello Stato. “Il crimine organizzato – assieme ad alcuni funzionari pubblici dell’Istituto nazionale per l’immigrazione – considera i migranti un business: li sequestrano fino a che i parenti non li riscattano… riscatti di tre, quattro mila dollari. Ancora più vulnerabili sono le donne, costrette a prostitursi, violentate, vendute, oppure obbligate a lavorare per coloro che uccidono e fanno scomparire i corpi dei migranti sequestrati per i quali nessuno ha pagato il riscatto, molte ci raccontano di avere lavato per giorni i vestiti sporchi di sangue dei sicari. Da Oaxaca in poi ogni passo è un rischio”.
“Il governo  non ci aiuta in nessuna maniera” conclude padre Alejandro “anzi… l’Istituto nazionale d’immigrazione è profondamente coinvolto nelle violazioni dei diritti umani contro i migranti e la legge migratoria in vigore  è una normativa del 1974, ce n’è una nuova in discussione, ma l’esecutivo la sta bloccando”

Purtroppo i racconti che ci arrivano dal Messico hanno molte somiglianze con quelli che ci fanno molti migranti arrivati in Italia dopo un lungo viaggio. Come in Centro America, anche da questa parte di mondo ci sono persone che per scappare dalla fame o dalla guerra mettono a repentaglio la propria vita. A raccontare le loro storie anche quest’anno a Roma ci sarà il No Border fest, due giorni di incontri, laboratori, concerti e dibattiti verso una società  interculturale. L’iniziativa è promossa dal Servizio Civile Internazionale e da Laboratorio 53 e avrà luogo alla Citta dell’Utopia di Roma il 16 e il 17 giugno (clicca qui per leggere il programma).

 

Ospiti della puntata: padre Alejandro Solalinde, Riccardo Carraro

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