Messico e migrazioni: vite a rischio

Dal 2010 la Commissione Interamericana per i Diritti umani ha obbligato il governo messicano a garantire protezione e sicurezza a padre Alejandro Solalinde, da anni impegnato nella protezione dei migranti che passano per Oaxaca. Nonostante questa raccomandazione, padre Alejandro continua a subire minacce ogni giorno, sia dai narcotrafficanti che dai funzionari dello Stato. In una lunga intervista rilasciata ai microfoni di Amisnet, l’attivista racconta le violazioni e le torture che subiscono ogni giorno migliaia di persone che attraversano il Messico e di come crimine e Stato siano strettamente correlati tra di loro. Il 6 giugno alla Città dell’Utopia, a Roma, una serata dedicata al Messico e ai migranti vedrà la sua presenza e quella di altri attivisti del paese centoramericano.

“Ci sono tre Paesi del Centro America – Guatemala, Honduras e Salvador – che si stanno a poco a poco svuotando” così inizia il racconto di padre Alejandro, da anni volontario presso un albergue, una casa di accoglienza per migranti di Oaxaca “da noi arrivano ogni giorno treni con a bordo mille, millecinquecento migranti, agganciati ai vagoni, sul tetto o ai lati. Viaggiano così, per dodici, quattordici ore. La meta, chiaramente, sono gli Stati Uniti, ma non è detto che tutti ce la facciano, anzi. La rotta verso il nord è lunga e disseminata di pericoli. Molti dei migranti che arrivano all’albergue di padre Alejandro neanche sanno dove si trovano, pensano di stare già negli Usa, sono stanchi e malmessi, così i volontari del centro li accolgono, a qualunque ora del giorno e della notte. “Prima di tutto controlliamo che non abbiano droga e armi, cosa che non accade quasi mai, poi gli scattiamo una fotografia, perchè d’ora in poi sono a rischio sequestro e questa foto costituisce una traccia in più, poi gli si da sostegno medico e sanitario, gli si da da acqua e cibo, un letto, un bagno per lavarsi e si fanno riunioni di formazione per spiegare loro cosa li aspetterà lungo il viaggio”.
Molti sono i pericoli in cui i migranti d’ora in poi potranno incappare, “il crimine organizzato – assieme ad alcuni funzionari pubblici dell’Istituto nazionale per l’immigrazione – considera i migranti un business: li sequestrano fino a che i parenti non li riscattano, riscatti di tre quattro mila dollari. Ancora più vulnerabili sono le donne, costrette a prostitursi, violentate, vendute, oppure obbligate a lavorare per coloro che uccidono e fanno scomparire i corpi dei migranti sequestrati per i quali nessuno ha pagato il riscatto, molte ci raccontano di avere lavato per giorni i vestiti sporchi di sangue dei sicari. Da Oaxaca in poi ogni passo è un rischio”.
“Il governo  non ci aiuta in nessuna maniera” conclude padre Alejandro “anzi… l’Istituto nazionale d’immigrazione è profondamente coinvolto nelle violazioni dei diritti umani contro i migranti e la legge migratoria in vigore  è una normativa del 1974, ce n’è una nuova in discussione, ma l’esecutivo la sta bloccando”

Il 6 giugno, alla Città dell’utopia di Roma, si parlerà di Messico e migrazioni. Clicca qui per scaricare il programma della serata

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