Dopo il no a Corcolle, quale futuro per i rifiuti di Roma?

Nelle scorse settimane avevamo dato la notizia dell’intenzione, ratificata dal primo ministro Mario Monti, di sostituire la discarica di Malagrotta con un nuovo sito per lo stoccaggio dei rifiuti della capitale, individuato a Corcolle, a poche centinaia di metri dal sito archeologico di Villa Adriana. Lo scempio di questo territorio, annoverato dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, è stato evitato grazie alla mobilitazione dei comitati e all’intervento dei ministri Clini e Ornaghi, rispettivamente a capo del Ministero dell’Ambiente e di quello dei Beni Culturali.

A questo punto restano molti interrogativi sulle future politiche di gestione dei rifiuti a Roma. Se da un lato la governatrice Polverini, favorevole alla discarica di Corcolle, ha dichiarato di non esser disposta a firmare nuove proroghe per Malagrotta, dall’altro si registra la nomina di un nuovo commissario straordinario ai rifiuti dopo le dimissioni dall’incarico del prefetto di Roma Pecoraro. Il nuovo commissario, Goffredo Sottile, ha esperienze analoghe in Calabria e Campania.

“Bisognerebbe uscire dalla logica dell’emergenza nel trattamento dei rifiuti”, afferma Nello Trocchia ai nostri microfoni, “istituendo un serio sistema di raccolta rifiuti porta a porta, come avviene in tutte le città europee e come da qualche mese a questa parte sta accadendo persino a Napoli”. Ovviamente si tratta di un piano a medio termine, che prevede dei passaggi intermedi tra i quali l’individuazione di un sito provvisorio per lo stoccaggio, da utilizzare fino a che il nuovo sistema non sia andato a regime. “Intanto”, aggiunge Nello Trocchia, “bisognerebbe cominciare a costruire gli impianti di trattamento delle materie raccolte tramite la porta a porta. Altrimenti anche la migliore delle raccolte è destinata a fallire”.

In questa partita potrà essere centrale il ruolo dei comitati, purchè non si incastrino in una logica NIMBY, ma si dispongano a ragionare collettivamente su soluzioni durature e sostenibili, come sottolinea lo stesso Nello Trocchia: “I meccanismi che in passato hanno guidato i comitati contro le discariche, tutti volti a fare in modo che queste venissero istallate lontano dai territori difesi dai comitati stessi, è la migliore arma per le amministrazioni irresponsabili e non all’altezza del compito cui sono chiamate, per ottenere i loro risultati, mettendo i vari territori in competizione e non affrontando mai il problema in termini strutturali e sostenibili”.

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