Passpartù 32: Precari in rivolta

Lavorare in nero, senza nessun diritto e in condizioni più che precarie. E’la realtà che stanno vivendo milioni di cittadini in Italia. A fronte di questa drammatica situazione, i primi a scendere in piazza sono i migranti, ancora più fragili perchè il loro posto di lavoro è legato al permesso di soggiorno. Nella prossima mezzora i microfoni di Passpartù gireranno lo stivale, dalle campagne del sud Italia alla riviera adriatica del turismo di massa, per
raccontare condizioni di lavoro e lotte dei nostri migranti. In chiusura poi vi aggiorneremo sulla vicenda dei dispersi tunisini, i 236 ragazzi partiti nella
primavera del 2011 e scomparsi nel nulla. Le voci dei familiari questa domenica saranno riproposte in una performance curata da Stalker, Amisnet e Teatro Valle Occupato.

Milano, Roma, Napoli, Rosarno, Foggia, Nardò. Sono solo alcuni dei luoghi che in questi anni sono stati teatro di rivolte, scioperi e manifestazione da parte di lavoratori migranti. Braccianti stanchi di spaccarsi la schiena per pochi euro, domestiche e badanti esauste di lavorare senza contratto e ancora operai, muratori e manovali sotto scacco da una legge, la Bossi Fini, che lega il permesso di soggiorno al posto di lavoro. Questi lavoratori sfruttati e precari come tantissimi altri cittadini italiani sono però coloro che forse hanno avuto più coraggio di esporsi e ribellarsi a un sistema che non va. Tra gli scioperi più rilevanti, anche per gli obiettivi raggiunti, c’è quello di Nardò, in provincia di Lecce, portato avanti da centinaia di braccianti agricoli nell’estate del 2011. A seguito di quella rivolta di massa, che è passata alla storia come un importante capitolo del movimento operaio italiano, è stata approvata la legge contro il caporalato, una norma che oggi, a dieci mesi di distanza, ha portato all’arresto di sedici persone e all’inquisizione di ventidue, accusati di associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, traffico di esseri umani, sfruttamento del lavoro. E’accaduto in Puglia il 23 maggio scorso ed è stato il  risultato di una retata condotta dai Carabinieri  di Lecce con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. Una vittoria grandissima, ha commentato ai nostri microfoni Yvan Sagnet, uno dei protagonisti dello sciopero dell’altr’anno, ma non basta. Secondo molti esperti, come l’associazione pugliese Finis Terrae (da anni in lotta per i diritti dei braccianti), per mettere fine allo sfruttamento del lavoro migrante bisognerebbe cambiare l’intero processo produttivo e l’impianto legislativo che lo sostiene, un sistema fatto da un lato di norme repressive sul tema dell’immigrazione e dall’altro di leggi molto blande sul contrasto al lavoro nero. Nardò purtroppo non è l’eccezione, ma la regola, e questo lo sanno bene anche le Brigate di solidarietà attiva, una rete di volontari che lo scorso anno a Nardò, presso la Masseria Boncuri, assieme a Finis Terrae ha affiancato i lavoratori nel corso dello sciopero. Per allargare la protesta e rendere più lavoratori possibili consapevoli dei propri diritti le Brigate hanno promosso una due giorni, prevista per il 2 e 3 giugno a Livorno, in cui esperti in leggi migratorie e diritto del lavoro aiuteranno i cittadini a districare questa complicata matassa legislativa.

Ma cambiamo comparto produttivo e regione. Non è solo nell’agricoltura che i lavoratori sono sfruttati. Nel settore turistico alberghiero per esempio si registrano quotidianamente casi di violazione dei diritti dei lavoratori, soprattutto tra chi lavora stagionalmente nelle aree del turismo di massa. In Emilia Romagna l’associazione Rumori Sinistri dal 2008 ha attivato uno sportello informativo e di inchiesta sul lavoro stagionale a Cesenatico e a Rimini. Quello che ne emerge è un quadro desolante, in cui anche i più fondamentali diritti del lavoratore, come lo stipendo, non sono garantiti. In questi giorni una manifestazione, Interazioni 2012, popoli in dialogo, si sta svolgendo in diverse città della riviera romagnola, per denunciare attraverso dibattiti, mostre fotografiche e eventi sportivi il lavoro sfruttato e per ricordare che anche se qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare il suo datore di lavoro, l’unica speranza per cambiare radicalmente le cose è portare avanti una ribellione autogestita e di massa dei lavoratori.

Chiudiamo questa puntata di Passpartù lanciando un appuntamento, previsto il 3 giugno prossimo al Teatro Valle Occupato di Roma. In una performance teatrale sarà ricostruita la storia dei ragazzi partiti dalla Tunisia nella primavera del 2011 e scomparsi nel nulla; i genitori di questi 236 giovani si sono costituiti in comitato e da un anno chiedono alle istituzioni italiane e tiunisine notizie dei propri cari. L’iniziativa – curata da Stalker, Amisnet e il Teatro Valle – avrà luogo alle 16, nell’ambito dei lavori del TransEuropa Festival.
In questi giorni il collettivo 2511, che sta seguendo la vicenda da molto vicino attraverso una campagna, “Da una sponda all’altra: vite che contano”, è andato in Tunisia per incontrare le famiglie e le istituzioni, ma ancora nulla di certo è venuto fuori. Il collettivo a seguito di questa visita ha diramato un nuovo comunicato. Per leggere l’appello per intero: leventicinqueundici.noblogs.org

Ospiti della puntata: Sandra Polini, Yvan Sagnet, Gianluca Nigro, Maria Desiderio

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