Pillole di Zeta 02: pressioni sulle urne

In vista delle elezioni del 17 giugno le pressioni internazionali su Atene si concretizzano nella minaccia di estromettere la Grecia dalla moneta unica. La possibilità, evidenziata dai sondaggi, che la prossima tornata elettorale veda vittoriosa la coalizione di sinistra Syriza è tutt’altro che marginale.

Come noto Syriza è l’unica forza politica greca che sostiene la necessità di restare nel sistema monetario europeo, contrattando con l’Europa nuove forme di rientro dal debito, che non prevedano il taglio si salari, pensioni, prestazioni sanitarie, diritti sindacali.

Oltre ai pesanti attacchi che provengono dall’UE e dal FMI, in Grecia la campagna elettorale ha preso dei toni molto aspri. La propaganda della destra di Nuova Democrazia – principale antagonista di Syriza nella corsa alle urne e primo partito alle elezioni del 6 maggio –  si dispiega con tutta la sua potenza e non esita a definire Syriza il “partito della dracma”, dipingendo scenari catastrofici in caso di vittoria della sinistra.

Gli stessi scenari paventati dalla Banca Nazionale Greca, istituto di credito privato, che ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto che traccia un quadro apocalittico in caso di fuoriuscita dall’Euro, con la svalutazione della nuova moneta di almeno il 65%, disoccupazione oltre il 40%, carenza di cibo, assenza di carburante e di medicinali.

Evidentemente non c’è spazio per una discussione approfondita e seria circa le varie opzioni politiche ed economiche cui l’Europa (e non solo la Grecia) si trova davanti. L’unica preoccupazione – condivisa dalla destra greca, dalle istituzioni comunitarie e internazionali, dal mondo della finanza – sembra ancora una volta quella di presentare i piani di austerità come unica opzione praticabile. Se la Grecia realmente scegliesse di sottrarsi al meccanismo e proponesse un piano di rientro dal debito differente da quello fin qui praticato, costituirebbe un precedente cui gli altri paesi a rischio di insolvenza potrebbero guardare con interesse. Evitare che questo accada è evidentemente tra gli obiettivi di Bruxelles. Rispetto ad Atene resta però un’altra grande incognita: è ancora possibile invertire la rotta e imporre alle autorità europee, a quelle finanziarie, al FMI, una rinegoziazione del debito?

“Rispetto alle elezioni, il rischio”, conclude Margherita Dean, “è che di fronte a tanta incertezza e a quest’attacco propagandistico così violento, – davanti alla prospettiva di cadere definitivamente in miseria – molti greci potrebbero all’ultimo momento orientare il proprio voto verso Nuova Democrazia, che garantisce di osservare il memorandum”.

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