Baogao: la battaglia del riso contro gli OGM

Nel 2004 alcuni attivisti di Greenpeace scoprirono per la prima volta che nella provincia dello Hubei, nel nord della Cina, si stavano usando e commercializzando semi di riso Ogm. La notizia provocò un acceso dibattito nell’opinione pubblica cinese. Il caso Ogm era già esploso l’anno prima quando una signora di Shangai aveva denunciato la Nestlé per la vendita di un prodotto contenente tracce di sementi geneticamente modificate. E’ solo negli anni successivi però che il governo cinese avrebbe compiuto passi significativi per l’apertura alla sperimentazione sul campo. Nel 2008 il Consiglio di Stato approvava un piano miliardario per la ricerca sugli Ogm, primo fra tutti sul riso, e l’anno successivo una nuova delibera spianana la strada per la loro diffusione. Sotto la pressione delle multinazionali e di prezzolati comitati scientifici la Cina sembrava pronta a spalancare le porte alla nuova generazione di sementi da laboratorio. Un progetto però costretto a franare di fronte alla forte reazione dell’opinione pubblica. A seguito del diffondersi di campagne anti ogm, di mobilitazioni e di azioni di protesta nei supermercati che li commercializzavano illegalmente, il governo cinese è stato spinto a fare un passo indietro, mettendo al bando, nel settembre del 2011, il riso ogm. “Per noi si tratta di un successo molto importante”, commenta Fan Li-fen, responsabile della campagna di Greenpeace Cina contro il riso ogm “ma la nostra campagna non è terminata, perché la battaglia contro il riso e le altre colture ogm in Cina non è ancora vinta”

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