La torta indigesta

Un ventre prominente, due grandi seni penduli, un collo lungo e le braccia mozzate. Il tutto rigorosamente di cioccolato. La torta che il 15 aprile la ministra della cultura svedese ha inciso con un primo taglio era una grottesca rappresentazione di un corpo femminile africano senza gambe, un’idea che con eufemismo potremmo definire bizzarra, frutto dell’artista afrosvedese Makode Linde.

Il surreale taglio della torta è avvenuto al Museo d’arte moderna di Stoccolma, in occasione del settantacinquesimo compleanno dell’Associazione deglia rtisti svedesi. A cinque di loro era stato chiesto di realizzare le torte di compleanno e Linde ha orgogliosamente esposto la sua: “uno stimolo a prendere iniziative contro le mutilazioni genitali femminili che vengono praticate in alcune zone dell’Africa”, ha detto l’artista, “uno spettacolo orripilante” ha commentato la scrittrice Igiaba Scego “che a me come donna nera provoca un grande disturbo, così come mi disturba la gente che guarda la torta e ride”. “una sciocchezza puerile e priva di senso, che non giova a nessuno, se non forse alla visibilità dell’autore” ha asserito la poetessa e artista Shailja Patel.

Più di una persona ha pensato a questa torta come a una forma “artistica” molto simile a quella dei <<minstrel show>> statunitensi dei primi dell’800, spettacoli teatrali dove gli attori danzavano, cantavano, travestiti in blackface, ovvero tinti di nero col sughero bruciato. In questi spettacoli erano gli stereotipi a regnare. Il nero quindi era pigro, ladro, brutto, se non addirittura deforme. I neri entrano così nell’immaginario americano come esseri subumani, dei quali si poteva solo ridere. “Espressioni del genere possono dare vita a un senso di gerarchia delle culture” ha commentato Karim Metref “dove i bianchi, superiori ai neri, possono ridere e farsi scherno di quella grottesca immagine”.

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