Baogao: quel mare grigio sopra Pechino

All’entrata dell’ambasciata americana a Pechino uno schermo indica i livelli di concentrazione nell’area del PM 2.5, inquinante in grado di penetrare profondamente nei polmoni. Da dicembre a marzo gli indici dell’ambasciata hanno superato ripetutamente il livello “hazardous”, soglia oltre la quale si entra in una situazione di allarme per la popolazione. Dati che però contrastano con quelli forniti dal governo cinese. “Tutti abbiamo capito che le informazioni ufficiali non corrispondono alla realtà” spiega Zhou Rong, di Greenpeace Cina. “Per esempio oggi c’è molto inquinamento, ma i dati ufficiali riportano una buona qualità dell’aria…”
Oggi in Cina sta emergendo un nuovo tipo di attivismo, attento ai problemi della sotenibilità e della salute e pronto a esercitare pressione sulle autorità. Piccole associazioni, come il Green Beagle Institute, si sono attrezzate di proprie strumentazioni per misurare il livello di inquinamento nelle città. “E’ cominciato un vero e proprio movimento” assicura  Zhou Rong ” e il primo obiettivo è quello di educare la popolazione sugli effetti sulla salute, e su cosa si respira ogni giorno. Solo ora la gente ha cominciato a farsi delle domande e a pretendere trasparenza sulla situazione reale, e sulle possibili soluzioni”.

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