L’Alchimista 26: riformare l’Euro?

Nel corso degli scorsi mesi ci siamo confrontati a lungo sulle lacune della moneta unica europea, lacune riassumibili sostanzialmente sotto il fatto che la moneta unica non risponde a uno stato unico dotato di una comune politica economica e fiscale. Tra i principali handicap che questo sistema, da più parti definito incompleto, evidenzia, c’è senza dubbio l’impossibilità di emettere moneta per far fronte alla crisi in corso. “L’unico mandato esplicito cui risponde la BCE”, commenta Andrea Baranes, “è far fronte all’inflazione. Motivo per cui la Banca Centrale si rifiuta categoricamente ad emettere moneta”. D’altro canto esistono esempi in cui all’emissione di moneta non risponde direttamente un aumento dell’inflazione, come ad esempio accade negli Stati Uniti. “Il caso degli Stati Uniti però”, risponde Baranes, “costituisce un’anomalia perchè la Fed può permettersi di stampare moneta, cosa che negli ultimi anni ha fatto in maniera copiosa, senza subire un aumento sostanziale dell’inflazione perchè questa viene scaricata sugli altri paesi. Questo è possibile grazie al fatto che il dollaro rimane la valuta di scambio internazionale. Ad esempio il petrolio è quotato in dollari, ad un’immissione di liquidità da parte degli Stati Uniti risponde un’inflazione, che però viene spalmata a livello globale”.

In ultimo viene da domandarsi se l’attuale funzione svolta dall’Euro sia l’unica possibile e perchè non si discute di altre ipotesi. “Certamente quella attualmente percorsa non è l’unica strada possibile”, chiosa Baranes”, esistono al contrario altri scenari possibili, come ad esempio ragionare sull’Euro come moneta che regola i rapporti tra gli stati dell’Unione che però ne potrebbero adottare altre per gli scambi interni e per favorire la crescita. Non è detto che questa o altre ipotesi sarebbero effettivamente efficaci. Il problema è che non se ne discute affatto se non in ambiti ristretti a pochi, a causa della timidezza delle politiche adottate nei confronti dei mercati. In questo modo si produce il sentire comune di stampo neolibrista secondo cui non ci sono alternative a salvare il sistema in vigore, costi quel che costi”.

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