Baogao: continua la repressione cinese in Mongolia

Nel maggio del 2011 un pastore nomade della Mongolia interna viene investito e ucciso da un tir dopo aver tentato di bloccarlo. Il tir fa parte dei sempre più frequenti convogli che attraversano la steppa, invadendo le terre utilizzate dai pastori per millenni e uccidendo spesso il bestiame. Nell’ottobre dello stesso anno è un altro pastore, Zorit, ad essere investito e ucciso  da un tir. I motivi sono gli stessi e spingono le popolazioni mongole che vivono in territorio cinese ad una serie di manifestazioni e proteste. “Difendiamo i diritti dei mongoli” urlano con slogan i manifestanti, che protestano contro gli espropri die terre e la politica di colonizzazione imposta da Pechino. La Mongolia interna rappresenta il 12 per cento dell’intera Cina e Pechino applica qui la stessa ricetta sperimentata in Xinjiang o in Tibet: incentivi per i migranti di etnia Han che decidono di spostarsi in Mongolia; espropri di terre; grosse infrastrutture con pesanti impatti sulle realtà locali e per finire repressione di ogni forma di dissenso. A inizio aprile a seguito dell’ennesima manifestazione contro le confische di terre, le autorità hanno ordinato 22 arresti. Lo scorso dicembre si attendeva la scarcerazione di Hada, il più importante attivista e intellettuale mongolo. Condannato per spionaggio e separatismo avrebbe dovuto essere liberato dopo 15 anni di carcere. Uscito di prigione però, Hada si troverebbe oggi agli arresti domiciliari.

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