Laboratorio Zeta 08: la corsa alle elezioni

Durante gli ultimi mesi il governo presieduto da Lukas Papademos ha temporeggiato sull’indizione delle elezioni in Grecia. Finalmente è stata decretata la data del 6 maggio. Il quadro politico del paese è estremamente complesso e le forze che ambiscono al governo appaiono frammentate. Da un lato è opinione condivisa che questa tornata elettorale – considerata la più importante dalla caduta dei colonnelli – possa costituire un punto di svolta rispetto agli ultimi vent’anni, che hanno visto alternarsi al governo il Pasok (partito socialista) e la Nea Democratia (partito di centro destra) in un rigido bipolarismo che sembrava impossibile da scardinare. Allo stato attuale il variegato panorama dei partiti che si collocano alla sinistra del Pasok raggiungerebbe secondo i sondaggi, se si presentasse in un blocco unito, una percentuale di voti intorno al 40%. In realtà però le forze di sinistra sono portatrici di istanze e visioni molto sfaccettate e difficilmente conciliabili. Dei quattro partiti della sinistra l’unico a sostenere tesi europeiste è la coalizione che prende il nome di Syriza, che propone di sottrarre il paese alle ricette imposte dalla Bce e dall’Fmi, cancellando buona parte debito ma rimanendo interni all’Unione Europea e al sistema monetario dell’euro. Tesi inaccettabili per il Partito Comunista, di stampo stalinista, che insieme ad altre forze di sinistra si oppone alle misure di austerità e al pagamento del debito greco, ma ritiene incompatibile questo scenario con la permanenza nell’Unione e nella moneta unica.

Su tutto questo pesa la legge elettorale che assegna al partito che ha ricevuto più voti un cospicuo premio di maggioranza (50 seggi “sottratti” al secondo partito). Un sistema che escluderebbe i partiti di sinistra dalla reale possibilità di accedere a posizioni di governo. Non da trascurare inoltre una campagna stampa (che Margherita Dean definisce pura propaganda) che sta martellando da mesi i cittadini (ed elettori) greci rispetto all’ineluttabilità delle misure adottate dal governo. Tradotta in chiave elettorale questa può essere direttamente letta come un’esortazione a votare i partiti del bipolarismo storico, sostenitori del governo tecnico e garanti della via imposta dalle istituzioni europee e dal Fondo Monetario Internazionale.

Al di là degli schieramenti in campo in vista delle elezioni e delle reali possibilità di affermazione dei partiti di sinistra, i greci non sembrano avvertire nelle urne una reale possibilità di modificare la situazione in corso. La disperazione di ampi strati della popolazione ha raggiunto livelli allarmanti e sfocia in gesti eclatanti e drammatici. Il 4 aprile un uomo di 77 anni, Dimitris Christoulas, ha messo in atto il proprio suicidio nella piazza antistante il parlamento. Nella lettera cui ha consegnato le motivazioni del proprio gesto l’uomo, ex-farmacista in pensione, ha dichiarato di preferire la morte alla perdita di dignità e alla condizione di povertà cui i tagli alle pensioni e al welfare lo hanno costretto. Il fatto ha dato vita a un intenso dibattito nel paese, che vede la propria classe media privata dello status di benessere conquistato negli ultimi decenni e ridotta in miseria.

E’ infine di questi giorni la notizia che i partiti in parlamento si sono assegnati 30 milioni di euro in qualità di rimborso per le spese sostenute per la precedente tornata elettorale, soldi che molti immaginano serviranno invece a finanziare quella in corso.

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione le interviste a:

-Rena Dourou, candidata alle legislative del prossimo 6 maggio con la coalizione Syriza

-Kostas Kostoupoulos, membro della Commissione centrale di Antarsya, movimento della sinistra radicale ed extra parlamentare

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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