Mar Mediterraneo: La vicenda della barca abbandonata

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2011 una barca partì da Tripoli con a bordo settantadue passeggeri. L’imbarcazione ha iniziato ad avere problemi poco tempo dopo la sua partenza e i passeggeri hanno chiesto soccorso, una nave si avvicinò e gli portò dell’acqua, poi non si fece più niente per loro. Dei settantadue passeggeri che erano a bordo dello scafo, sessantatre morirono, tra cui due bambini, i cui cadaveri i superstiti sollevavano al cielo quando vedevano passare gli elicotteri militari sopra le loro teste.

Su questa tragica vicenda un cappello di associazioni internazionali – tra cui la Lega dei diritti dell’uomo, Human Rights Watch, il Gisti e Migreurop – sta cercando di fare luce, mandando molteplici lettere a la Nato, chiedendo di fornire informazioni dettagliate sui settori pattugliati da ciascuna nave in quei giorni. Ma la Nato ancora non ha risposto.

In Francia il Gisti, Gruppo di informazione e sostegno per gli immigrati, ha denunciato l’armata francese al procuratore della Repubblica. “Abbiamo intentato causa contro ignoti ma in realtà nel nostro mirino ci sono le autorità francesi e in particolare le forze armate” ha dichiarato ai nostri microfoni Stephane Maugendre, presidente del Gisti “perché non hanno risposto a due chiamate di emergenza nonostante fossero a conoscenza della posizione esatta della barca dei migranti nel Mediterraneo”.

Anche l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha avviato un’indagine, i cui primi risultati sono stati resi pubblici il 29 marzo scorso, secondo le ricerche dell’Assemblea in quei giorni c’erano due navi militari, una italiana e una spagnola, che erano molto vicine al gommone, per questo oggi il Consiglio d’Europa chiede a questi due governi di renedere pubblici i movimenti di queste due navi. “L’indagine è molto complessa” spiega Judith Sunderland “perchè si ha difficoltà a reperire informazioni da parte della Nato, che in quei giorni sorvegliava tutta la zona e che possiede le immagini satellitari di quel periodo”.

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