Baogao: Pechino prova ad occupare internet

530 milioni di utenti e 250 milioni di micro-blog. In pochi anni internet ha rivoluzionato il modo di comunicare dei cinesi aprendo orizzonti impensabili e offrendo la possibilità di diffondere informazioni all’interno e all’esterno del paese. Un fenomeno in continuo fermento e tenuto sotto il ferreo controllo delle autorità di Pechino che dispone di un ingente apparato di polizia esclusivamente dedicato a monitorare la rete. “Nell’internet cinese” spiega  Michael Anti, giornalista e blogger cinese “non può esserci nessuna Primavera Araba. Se ad esempio inserisci la parola “riunirsi” su un blog, i controllori avvertiranno immediatamente le autorità locali e la polizia sarà subito spedita nel luogo di un ipotetico appuntamento”. Tra le misure ultimamente adottate da Pechino c’è l’obbligo imposto agli utenti di registrarsi con il proprio nome senza la possibilità di utilizzare nick name. Quando non riescono a censurare, le autorità tentano comunque di utilizzare i social network a proprio vantaggio. “Il governo centrale” dice Michael Anti ” utilizza scientificamente i social media e se ne serve come se fossero mezzi d’informazione propri”. Caso emblatico sarebbe il siluramento di Bo Xilai, leader in ascesa del partito comunista cinese improvvisamente caduto in disgrazia ed espulso dal partito. Le prime notizie relative allo scandalo che hanno contribuito a farlo cadere sono apparse proprio su internet. “La politica del governo centrale” spiega Anti “è quella di occupare i blog, non di chiuderli. Wang Chen, il capo dell’ufficio governativo che si occupa di internet l’anno scorso ha usato letteralmente quest’espressione: i micro blog sono il campo di battaglia dell’opinione pubblica, dobbiamo occuparli”.

Top