Primavera Araba: gli USA finanziarono i rivoluzionari, chi sfrutta chi?


Ci vorranno forse anni per avere un quadro realistico degli eccezionali fatti che hanno attraversato il Nord Africa ed il Medioriente nel 2011, nonostante, o forse anche perché, le rivoluzioni della cosidetta primavera araba siano stati tra gli eventi più mediatizzati e raccontati di sempre, grazie alla moltitudine di strumenti messi a disposizione dal web ed alla larga diffusione di telefoni dotati di fotocamera e connessione ad internet. Con il suo libro “Rivoluzioni S.P.A., chi c’è dietro le primavere arabe” l’inviato Mediaset Alfredo Macchi ha cercato di mettere il suo tassello nel grande e complesso mosaico del racconto delle rivolte arabe. Durante il suo lavoro per seguire gli eventi in Tunisia, Egitto e Libia, Macchi ha notato delle singolari coincidenze che l’hanno spinto a indagare sui retroscena delle sommosse. Il risultato di questa indagine è esposto ed altamente documentato nelle 300 pagine  del saggio in libreria dal 28 marzo. L’autore ricostruisce il flusso di denaro, i corsi di formazione ed il supporto tecnico che dal Dipartimento di Stato statunitense è arrivato ai movimenti giovanili del mondo arabo attraverso organizzazioni governative e non impegnate nella diffusione della democrazia di stampo occidentale, il tutto in ossequio alle linee guida tracciate da Washington che ha in qualche modo “esternalizzato” la propria politica estera ed ha deciso di renderne strumento “l’attivismo 2.0”. Così attivisti del “movimento 6 Aprile”, uno dei più rappresentativi della rivoluzione egiziana, si sono ritrovati a partecipare a seminari a Washington o a corsi di azione non violenta e web marketing in Serbia, tanto che il pugno chiuso stilizzato che ne è simbolo è mutuato dal simbolo di “Otpor”, il movimento giovanile serbo che ebbe un ruolo decisivo nell’abbattere Milosevitch. Ma non ci sono solo gli Stati Uniti a proiettare la loro ombra sulle rivoluzioni della primavera araba: a sostenere l’affermazione dei partiti islamici che stanno spopolando nei paesi teatro della rivolta ci sono i petroldollari di Arabia Saudita e Qatar, i principali alleati USA nell’area, attraverso cui ad esempio la Fratellanza Islamica ha potuto mettere su una imponente campagna elettorale anche attraverso una rete di aiuti economici ai bisognosi.Difficile credere siano stati gli input esterni a scatenare la primavera araba o a portare 3 milioni di egiziani a piazza Tahrir, ma forse questi hanno contribuito a darle forma ed a dettarne i tempi ed i modi. Alla luce delle informazioni riportate dal libro di Alfredo Macchi c’è quindi da chiedersi se gli USA e le monarchie del Golfo Persico stiano sfruttando i sogni della gioventù araba per realizzare i propri scopi o se siano, piuttosto, i giovani arabi a sfruttare gli interessi esteri per realizzare i propri sogni. E cosa avverrà quando questi interessi e questi sogni inizieranno a divergere in maniera evidente?

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