Passpartù 24: Le verità nascoste tra la Libia e l’Italia

Questa settimana parliamo di una tragica vicenda accaduta a marzo dell’anno scorso, quando una barca partita dalla Libia  è stata lasciata in balia delle onde per due settimane, nonostante i militari  l’avessero avvistata. Dei settantadue passeggeri, sessantatre morirono. Una storia dai contorni oscuri, su cui sta indagando anche il Consiglio d’Europa. Andremo poi in Italia, dove i venticinquemila profughi scappati dal conflitto libico un anno fa continuano a vivere all’interno dei centri per migranti, in attesa di un permesso di soggiorno che ancora non sanno se sarà loro rilasciato.

 
1500 vittime.  E’ il tragico bilancio dei morti nel Mediterraneo nel corso del 2011 stilato dal Commisario delle nazioni unite per i rifugiati. La maggior parte delle persone morte partiva dalle coste nordafricane e cercava di raggiungere il suolo italiano. Molti sfuggivano dal conflitto libico, persone che in quel paese non c’erano nate, ma semplicemente ci lavoravano, e che in quei giorni di sangue sono state costrette a scappare. A marzo del 2011 il Mediterraneo era sorvegliato da la NATO, la Francia, la Gran Bretagna, l’Italia, la Spagna, gli Stati Uniti e il Canada, che pattugliavano l’area di sorveglianza marittima della Nato con navi da guerra che avevano l’ordine di fare rispettare l’embargo sulle armi in Libia. Nonostante questo massiccio sistema di controllo, in quelle settimane molte barche sono affondate, altre ancora si sono disperse e ancora oggi non sappiamo che fine abbiano fatto.

Questa settimana vogliamo raccontarvi una vicenda in particolare avvenuta in quei giorni nel Mediterraneo, si tratta di una barca partita da Tripoli nella notte tra il 26 e il 27 marzo, l’imbarcazione ha iniziato ad avere problemi poco tempo dopo la sua partenza e i passeggeri hanno chiesto soccorso., una nave si avvicinò e gli portò dell’acqua, poi non si fece più niente per loro. Dei settantadue passeggeri che erano a bordo dello scafo, sessantatre morirono, tra cui due bambini, i cui cadaveri i superstiti sollevavano al cielo quando vedevano passare gli elicotteri militari sopra le loro teste. Su questa tragica vicenda Human Rights Watch ha cercato di fare luce, mandando molteplici lettere a la Nato, chiedendogli di fornire informazioni dettagliate sui settori pattugliati da ciascuna nave in quei giorni. Ma la Nato ancora non ha risposto. Nel frattempo l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha avviato un’indagine, i cui primi risultati sono stati resi pubblici il 29 marzo scorso, secondo le ricerche dell’Assemblea in quei giorni c’erano due navi militari, una italiana e una spagnola, che erano molto vicine al gommone, per questo oggi il Consiglio d’Europa chiede a questi due governi di renedere pubblici i movimenti di queste due navi. “L’indagine è molto complessa” spiega ai nostri microfoni Judith Sunderland “perchèsi ha difficoltà a reperire informazioni da parte della Nato, che in quei giorni sorvegliava tutta la zona e che è l’unica che possiede le immagini satellitari di quel periodo”.

Durante la guerra libica, sulle coste italiane sono arrivati venticinquemila profughi. A febbraio del 2011, l’allora governo Berlusconi firmò un’ordinanza che diede pieno potere alla Protezione civile di intervento nella gestione degli sbarchi e del reperimento degli alloggi per i migranti, un progetto denominato “emergenza Nord Africa”, che trasformò hotel, baite di montagna, campi militari in centri di accoglienza per migranti.  A un anno di distanza da quei giorni, queste persone continuano a stare ancora all’interno di questi centri, senza un permesso di soggiorno e senza prospettive certe per il futuro. Circa settecento milioni di euro sono stati previsti  per il biennio 2011/2012, da destinare alla gestione dei centri dell’emergenza Nord Africa e ai rimpatri, finanziamenti che gli enti locali stanno gestendo in modo autonomo, fornendo tipi di accoglienza diversa ai migranti, ci troviamo così di fronte a poche esperienze virtuose e a tante situazioni invece in cui ai richiedenti asilo è offerto solo un vitto e un alloggio, senza un inserimento in un reale processo di inclusione nella società italiana. Intanto i venticinquemila aspettano, non sapendo neanche se riceveranno  un giorno un permesso di soggiorno o se saranno rimpatriati.  Il progetto Meltingpot Europa da mesi ormai ha avviato una campagna, per fare ottenere loro un permesso di soggiorno e perchè gli sia garantita un’accoglienza che preveda un percorso di reale accoglienza. La campagna è stata sostenuta da moltissime realtà, associazioni e amministratori, e recentemente anche la Regione Emilia Romagna ha  approvato un testo che impegna la regione a presentare al Ministero dell’Interno la richiesta per un permesso per questi migranti e che sottolinea la preoccupazione rispetto al loro presente e al loro futuro.

Ospiti della puntata: Neva Cocchi, Antonio Sanguinetti, Judith Sunderland

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