Laboratorio Zeta 07: vite spezzate dalla crisi

In un paese, la Grecia, che già nel novembre dello scorso anno registrava un tasso di disoccupazione pari al 20.9% (che fuori di percentuale vuol dire più di un milione di persone su quasi cinque milioni di popolazione attiva), con un incremento su base annua del 48.7%, evidentemente accade qualcosa di più grave e radicale (ma anche difficile da leggere e intercettare) di quanto non si possa evincere dai resoconti ufficiali o dai momenti clou delle proteste di piazza. Un intero modello di vita è messo in discussione, traiettorie di esistenza e sviluppo di individui, comunità, gruppi sociali, fino a ieri legittimamente praticati, oggi sono implosi nei fatti, con conseguenze ancora difficili da comporre.

Un indicatore utile a ricostruire un’immagine veritiera dello stato del paese può essere il numero di persone senza casa. Impossibile stilare un calcolo preciso ma negli ultimi due anni è aumentato in maniera esponenziale il numero di persone che non possono più permettersi un’abitazione. Si tratta per lo più di appartenenti alla così detta classe media, che a seguito di decurtazioni salariali, aumento delle tasse, incremento dei pagamenti dovuti per prestazioni prima gratuite e sostenute dallo stato, o semplicemente per aver perduto il lavoro, non sono state più in grado di far fronte alle proprie spese. Hanno dichiarato fallimento, sono finite per strada. Difficile immaginare la situazione psicologica, oltre che materiale, di persone abituate ad avere determinati orizzonti e aspettative di vita e che da un giorno all’altro vedono il proprio futuro sfumare senza possibilità di recupero alcuno.

Altro dato inquietante è quello dell’aumento dei suicidi nel paese. In realtà anche su questo fronte non esistono dati definitivi – le ultime statistiche ufficiali risalgono al 2009 – ma è un fatto che i suicidi o tentativi di suicidio abbiano subito un’impennata da quando la crisi ha iniziato a mordere in maniera più violenta. Le associazioni che lavorano su questo tema registrano un moltiplicarsi esponenziale delle richieste di aiuto (parliamo di incrementi del 1000%). La maggior parte di queste richieste proviene da persone sconfortate e senza prospettive per motivi economici. In questa cornice appare ancora più miope l’atteggiamento del governo che, nell’affrontare i tagli alla sanità, ha per prima cosa tagliato radicalmente i servizi psichiatrici e di salute mentale. I presidi territoriali stanno lavorando senza risorse, nè di personale nè per quanto riguarda l’approvvigionamento farmacologico, e nei progetti del governo andranno progressivamente a scomparire, per far posto a strutture di assistenza per i degenti considerati più pericolosi. In sostanza invece che affrontare il crescente disagio sociale diffuso e dargli una risposta, si preferisce investire sul contenimento delle manifestazioni più ingestibili di questo disagio.

Siamo spesso portati a trattare la crisi e le politiche intraprese per affrontarla come argomenti astratti e persino asettici, interessanti dal punto di vista teorico e politico ma dei quali fatichiamo a calcolare le ricadute. Impegnati come siamo ad analizzare il significato di concetti e terminologie macroeconomiche troppo recentemente entrati a far parte del nostro lessico, siamo spesso portati a limitare il nostro pensiero all’ovvia considerazione che la crisi e forse ancor più le soluzioni individuate per farle fronte, avranno delle conseguenze immense sui cittadini dell’unione e sul sistema di diritti e garanzie che caratterizza il modello di welfare europeo. Certamente non aiutano le lacune che caratterizzano buona parte dell’informazione – lacune probabilmente ancor più marcate che rispetto ad altri temi. Sta di fatto che se, ad esempio, si conosce abbastanza delle misure applicate dal governo greco su sollecitazione (alcuni dicono sotto ricatto) della Troika, poco o nulla si sa di come stia reagendo la società greca agli stravolgimenti in atto.

Ancora una volta, dall’ascolto delle voci che giungono da Atene, si ha l’impressione che la Grecia sia un immenso laboratorio, nel quale si sta sperimentando un nuovo modello che superi il welfare state europeo. Cavie e vittime di questo tentativo sono i cittadini greci. Per il momento. Colpisce l’augurio (in realtà suona come un monito) di Leo, senza casa intervistato ai nostri microfoni, che auspica buona fortuna a tutti, perchè oggi è toccato alla Grecia, domani sarà il turno della Spagna, del Portogallo, dell’Italia.

In collegamento da Atene:

-Margherita Dean, collaboratrice di Radio Popolare e di E Il Mensile

All’interno della trasmissione contributi di:

-Leo, senza casa di Atene
-Aris Violantzis, psicologo volontario della Ong Klimaka

In redazione:

Andrea Cocco e Ciro Colonna

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