L’Alchimista 24: salvare gli stati aumentandone il debito

L’istituzione del cosiddetto fondo salva stati ha avuto il primo immediato merito di iniettare fiducia nei mercati, che di fatto hanno reagito positivamente alla notizia, salvo tornare alle consuete oscillazioni dopo poche ore. L’entità complessiva della copertura continentale a favore degli stati in crisi ammonta a quasi 800 miliardi (sommando l’importo del fondo provvisorio, di quello permanente che entrerà in funzione da luglio e di altre misure minori). “Il problema”, commenta Andrea Baranes ai nostri microfoni, “è che l’istituzione di questi fondi non costituisce una misura organica con cui l’Unione Europea affronta i problemi strutturali. Piuttosto questa iniziativa certifica ulteriormente l’incompletezza del processo di costituzione dell’Unione. In altri paesi, gli Stati Uniti ad esempio, le misure per mettersi al riparo da speculazioni finanziarie sono molteplici, ma soprattutto includono l’emissione di moneta, cosa impossibile per la banca centrale europea, che non ha questa funzione.” L’unica alternativa praticabile è quindi che siano i singoli stati a fornire il denaro che andrà a comporre il fondo salva stati. L’Italia ad esempio contribuirà con una quota  pari a 5,7 miliardi, versata in due rate da 2,85 miliardi l’una, importi che saranno garantiti tramite l’emissione di titoli di stato a medio e lungo termine.

Il paradosso è che per salvare gli stati (l’Italia è uno dei potenziali destinatari del fondo) viene messo in essere un meccanismo che conduce gli stati stessi a incrementare il proprio buco di bilancio. Inoltre questo pone dei seri dubbi sull’effettiva tenuta del fondo, solo in parte composto da soldi veri, per il resto consistente in garanzie. L’iniezione di fiducia che ci è stata proposta nelle ultime settimane rischia di essere insomma l’ennesima bolla pronta ad esplodere, nel quadro di mercati impazziti che i governi degli stati e a maggior ragione quello dell’unione sembrano voler arginare.

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