Passpartù 23: Dalla Tunisia, un messaggio per l’Italia

Anche questa settimana Passpartù segue la vicenda dei 236 ragazzi partiti un anno fa dalla Tunisia e scomparsi nel nulla. La nostra redazione, insieme al collettivo Stalker, è andata a Tunisi e ha incontrato i familiari dei dispersi. Insieme alle famiglie abbiamo costruito un modo per fare arrivare le loro voci e il loro appello in Italia: il 30 marzo a Gibellina, nel quadro della mostra “L’Islam in Sicilia, un giardino tra due civiltà”, un ambiente sonoro racconterà i messaggi cantati che le mamme dei ragazzi dispersi ci hanno chiesto di divulgare, messaggi che appariranno anche su alcuni sefseri, veli appesi all’interno della sala dove sono stati scritti a manoi testi dei canti. Lo stesso giorno a Roma e a Tunisi due presidi davanti alle ambasciate italiana e tunisina denunceranno ancora una volta l’immobilismo delle istituzioini davanti alle richieste delle famiglie.

 

La storia già la conoscete, ne abbiamo parlato più volte sulle nostre frequenze. 236 persone hanno lasciato le coste tunisine a marzo di un anno fa e dal giorno della loro partenza non si sa nulla di loro. Sono morti? Sono vivi? Nessuna istituzione ha dato una risposta ai familiari. Da molti mesi la campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano”, sta cercando di aiutare il Comitato dei familiari dei dispersi ad avere notizie, ma le informazioni che arrivano sono poche, frammentate, confuse. Il 30 marzo i promotori della campagna tornano di nuovo a chiedere alle autorità di fare luce su questo mistero, attraverso un sit-in che avrà luogo contemporaneamente a Tunisi, davanti all’ambasciata italiana, e a Roma, davanti a quella tunisina. Lo stesso giorno a Gibellina, nell’ambito della mostra “L’Islam in Sicilia: un giardino tra due civiltà”, un’istallazione curata dal collettivo Stalker in collaborazione con Amisnet cercherà di raccontare il dolore e l’attesa delle 236 famiglie che da un anno aspettano notizie dei propri cari. Nella stanza che ripercorre la vicenda dei ragazzi scomparsi sarà anche possibile leggere e ascoltare le interviste che i familiari ci hanno rilasciato, per questa puntata di Passpartù ne abbiamo selezionata una, quella di Tarek Abbassi, padre di Medhi. “E’ da un anno e venti giorni che sono andati via, speriamo ancora, ecco, abbiamo speranza. Non sappiamo niente, è Dio che sa tutto” racconta Tarek nella sua lunga intervista “tutti i giorni c’è qualcuno che chiede se abbiamo trovato i nostri figli, se abbiamo parlato con loro, e rispondiamo che non c’è contatto con loro. Ma ci sono degli elementi che fanno pensare che siano vivi, come il telefono e il console tunisino in Italia, che conferma che sono arrivati ma dice anche che non sa dove sono andati, che bisogna vedere con le autorità italiane, sono stati loro a portarli altrove, l’Italia non è piccola, non si sa dove. E noi aspettiamo, con pazienza. In quest’anno abbiamo fatto di tutto, siamo andati ai ministeri dell’interno e degli affari esteri, per le impronte. Sono andato quattro o cinque volte a El Haouaria, da dove sono partiti. Ho anche parlato con le autorità locali e con i pescatori, perché loro trovano i morti, i cadaveri. Tutti i giorni vanno in mare quindi possono trovare anche una persona, e se trovano anche una sola persona vuol dire che tutti sono annegati. Ma noi fino ad oggi non abbiamo trovato nessuno, nessuno. Se le autorità tunisine hanno trovato dei morti ci possono chiamare, perché abbiamo il telefono qui, ci possono chiamare e dire “ecco, venite a prendere il vostro figlio”. Dopo tutto, se è morto è morto. Tutti muoiono prima o poi. Ma non ci sono tracce, nulla, è quello il mistero. Aspettiamo con pazienza. Io non pensavo di vivere cosi, sono in pensione e la immaginavo diversamente, la mia pensione, purtroppo. Medhi ha scombinato tutto. Non lo troviamo né vivo né morto, speriamo di trovare qualcosa e aspettiamo.

A Tunisi alcune mamme hanno improvvisato dei canti per noi, i testi sono messaggi struggenti che abbiamo il dovere di divulgare e fare ascoltare in Italia. Ecco le parole del canto di Nejah, mamma di Anis, una delle donne che ci ha consegnato il suo messaggio cantato:

“E se mi dicono di camminare sulle spine, lo farò E se mi chiedono di attraversare il Sahara a piedi scalzi, lo farò E se mi chiedono di scalare una montagna a mani nude, lo farò E se mi chiedono di tagliarmi una gamba, lo farò

Basta che che mi ridanno indietro mio figlio
Non dormo più perché immagino che mio figlio non dorma
Non mangio più perché immagino mio figlio che ha fame
Ogni volta che mi copro immagino mio figlio al freddo
Ogni volta che metto le scarpe immagino mio figlio a piedi nudi
Oh figlio, oh figlio… mi manchi
Mi hanno insultato
Mi hanno spinto
Mi hanno offeso
Possono fare anche di più, ma io non smetterò mai di cercarlo.
succede che vado alla tomba di suo padre
succede che mi rivolgo a suo padre morto
E gli dico: ” Alzati padre di Anis, alzati che Anis è sparito, Alzati e cerca tuo figlio Io ormai sono stanca, sono sfinita, aiutami, oh Dio aiutami”.

 

Ospiti della puntata: Federica Sossi, Lorenzo Romito, Tarek Abbassi

In redazione: Ciro Colonna e Andrea Cocco

Passpartù è un programma a cura di Elise Melot e Marzia Coronati

 

Foto di Giulia Fiocca

 

 

 

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